Sulla serata del 21 ci scrivono Don Antonio e Rosario

Carissimi,
ringraziarvi è troppo poco! Devo dirti che siete grandi!
La vostra azione costante riesce a far circolare la vita di quelli dell’Sgb e a tenerli uniti come sabato sera – a convocarli, facendo gustare la gioia della preghiera e del dialogo prolungato, gioioso, fraterno.

Io mi accorgo di una Progressione e di una Maturità della nostra compagnia. Ormai molti di voi hanno portato i figli a delle scelte definitive; molti hanno formato la loro famiglia; hanno in mano una professione.
Vi ho visto nonni; pensionati. Ho visto l’accompagnamento dei vostri genitori nei loro bisogni. Alcuni li avete visti “partire”.
Grazie a voi quando fate arrivare la notizia di questi momenti: anche chi non può venire può ricordare, confortare, pregare.

C’è poi per me quella che è una grande novità.
Alcuni di voi –potendo – sono ritornati ad abitare in quartiere e sono anche più disponibili ad un volontariato. Tocca a voi riunirsi.
L’esperienza fatto allora all’Sgb può diventare ora la nuova ri-creazione dell’Oratorio.
Il parroco se li incontrasse si troverà aiutato e incoraggiato.

Tra l’altro il nuovo parroco ha dimostrato tanto amore al quartiere con il suo impegno. Avete visto che bella la Chiesa, pulita, arricchita di ingresso, ornata di fiori.
Giovanni Genga diceva: il nuovo parroco ha cura della Parrocchia: non guarda a se stesso, guarda noi!

Liaci Mario si è messo dentro; occorrono altri: donne e giovani per la Comunità.

Certo io pensavo a don Giovanni. Al suo lavoro forte, tenace. Tante volte contestato. È andato avanti.
Quando dei giovani potevano lasciarsi andare, farsi del male, lui ha continuato per far cogliere “il Di Più” che c’era nei ragazzi e nelle ragazze, il “pezzo di cielo” che era in loro.
Grande don Giovanni! Io a volte ho avuto paura; lui no!
Lo dobbiamo ricordare e riprendere il suo ideale di comunità e di impegno educativo.

Adesso verrà da voi l’11 novembre don Tonino. Preparate l’incontro.

Anche la proposta dell’ Adozione proposta da Adriana necessita di aiuto.

I Liaci hanno fatto un incontro con tanti di via Nikolajeka che adesso abitano fuori quartiere. Erano in tutto una quarantina, nel bar di Enzo a Settimo.
Io cercherò di andarci la prossima volta per arrivare ad un incontro con loro e tutti voi, come ieri sera.

Dalle vostre famiglie sono partite anche vocazioni particolari: Suore e Preti. Bellissimo!

Per concludere vi dico che io vi incontro ogni mattina:
-con un l’Eterno Riposo prego per tutti i genitori, fratelli, amici, che sono già arrivati;
-con un Angelo di Dio, prego per la vostre famiglie perché l’Angelo Custode li abbraccia e li difenda.

Carissimi. Fate circolare questa mia a tutti.

Grazie
Don Antonio

Allora non c’erano i cellulari ma non era difficile incontrarsi. Bastava il passaparola. Non c’erano le APP ma non se ne sentiva l’ipotetica mancanza perché il futuro era tutto da scrivere. Con carta e penna perchè la macchina da scrivere era già un prodotto tecnologicamente avanzato. Ieri sera osservavo molti dei presenti ed immaginavo anche tanti degli assenti. Era tutto l’immagine di un mondo trasformato ma apparentemente rimasto immobile ed immutato, quasi cristallizzato in uno spazio senza tempo, in un tempo privo di spazio perché tutto era compresso quasi fosse un buco nero. Si potevano sovrapporre volti ed immaginarli dieci, venti, trenta, quaranta anche cinquanta anni fa e non sarebbe stato difficile. E poi immaginare i figli ed anche i nipoti.
E questo, magari, poteva anche essere elemento di ansia. ma poi bastava osservare il volto dei due preti presenti per ricavare una sorta di pacificazione interiore. Sempre pronto a partire per luoghi, reali ed interiori, don Antonio “Tonino” Giovannini; sempre con un sorriso accogliente e pieno di spiritualità don Antonio Mascheroni. Entrambi affascinanti strumento di educazione che sono stati regalati al nostro quartiere ed a centinaia, forse migliaia, di persone, nel corso della loro vista in SGB, ma non solo. Ed alle spalle si poteva intravvedere l’immagine del fondatore, quel Don Giovanni Merlini con il quale non era possibile non scontrarsi ma della cui personalità e testimonianza era impossibile non lasciarsi contagiare. Ieri sera in SGB era presente la sommatoria della vita: vite normali, vite oblique, vite fortunate, vite trafficate, vite salutate dal buonumore e vite tribolate.
Ma tutto questo, forse, è solo apparenza perché mai conosceremo l’animo altrui e, magari, nemmeno siamo in grado di riconoscere il nostro. Ma in mezzo a tutte quelle vite, ai sogni persi per strada, alle occasioni per crescere, magari perdute per strada, alle intuizioni che hanno cambiato la vita, c’erano luci negli sguardi. Luci pacificate e luci elettriche e sempre in azione. Luci che attendevano, ancora, un segnale di risposte ed altre abbacinate dal troppo sfavillio che, a volte, fa perdere la rotta. In mezzo a tutte quelle vite si poteva cogliere un desiderio di sogno che, ancora, chiede di essere realizzato. Piccole cose, grandi storie; brevi frasi racchiuse in una stretta di mano oppure in un sorriso fugace ed anche timido. Piccole storie, grandi cose rotolate tra la tavola e le parole tra una forchetta e l’altra…”Vuoi un po’ di vino…e tuo figlio come sta…? E tua mamma…mi spiace…. Anche la mia…”. Tutto condensato e troppo veloce, tutto racchiuso nella stessa cornice e luogo che ha visto passare gli anni migliori della nostra vita…forse, chissà…
Ma certamente un luogo e delle situazioni mai anonime oppure banali; mai prive di un orizzonte anche se, magari, non percepite nel tempo opportuno e, magari, scoperto per caso, in un tempo successivo. Forse in tempo per capire forse tardi per agire e cambiare la rotta. Ma questa è la vita e ieri ne abbiamo avuta la netta rappresentazione e sarebbero state opportune la parole di De Andrè quanto cantava in Giugno 1973è stato meglio lasciarsi che non esserci mai incontrati”. La vita è fatta di incontri e di abbandoni, di storie che si incrociano, si intrecciano e poi si perdono negli anni, nel mutare dei caratteri, nel cambio di una abitazione. Eppure troppo importanti e troppo potenti sono stati quegli incontri, si sono dimostrate quelle esperienze, si sono mischiate quelle realtà per poter solo lontanamente immaginare che l’humus nel quale siamo cresciuti fosse stato incapace di generare “buoni propositi”, buone attenzioni, buon spirito, giusta visione del mondo. Non sempre i propositi sono andati a buon fine, non sempre le attenzioni sono state proficue, non sempre lo spirito ha soffiato nella giusta direzione, non sempre la visione del mondo è stata quella giusta ma, alla fine, lo sguardo del mondo non ci ha cambiato più di tanto e buoni maestri e volonterosi discepoli dimostrano di sapere ancora incontrare la vita sorridendo anche durante le intemperie…
Rosario

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Ritrovo 21 ottobre

Vi aspettiamo !!!
Il Comitato Amarcord


32 anni di esperienza con gli stranieri

Ciao a tutti/tutte voi!
Sono Don Antonio Giovannini (per l’SGB, Don Tonino).

La rivista IL SEGNO della Diocesi di Milano ha chiesto a me e ad altri un articolo sul tema delle migrazioni.
Ve lo segnalo, vi chiedo il vostro parere, e vi invito a leggere tutte le tematiche migratorie della rivista.
Intanto vi mando la mia bozza dell’articolo, riprodotto quasi integralmente, che vuole essere anche uno stimolo a un dibattito aperto che si potrebbe ipotizzare in settembre.
Buon caldo agosto
Don Antonio Giovannini

32 anni di esperienza con gli stranieri.
Penso di aver avuto una fortuna nell’aver conosciuto presto il tema dei migranti e dei rifugiati politici a causa di un episodio o meglio di una chiamata. Correva l’anno 1985, mese di settembre, giorno 19 , festa di S. Gennaro.
Mi trovavo a S. Angelo dei Lombardi, dove 5 anni prima il terremoto aveva fatto 3.000 morti. Ero andato per un gemellaggio, ma poi le cose sono continuate.
Dopo 5 anni era ora di tornare e mi arriva una telefonata di mons. Corti, allora vicario generale, con la proposta di aprire una casa per l’accoglienza stranieri in periferia di Milano, nella casa canonica della parrocchia di S. Lorenzo in Monluè. La sfida era molto interessante, ma anche molto grossa perché era una cosa nuova a cui non ero preparato.
Un amico prete milanese che operava nel campo dei drogati mi fece una controproposta, di collaborare con lui. La cosa mi tentava perché di tossicodipendenza avevo avuto un po di esperienza nel precedente incarico di coadiutore a Baggio, ma io avevo più paura degli stranieri che dei tossici. A Monluè si trattava invece di una cosa nuova e avevo una paura della Madonna.
Nel senso che come Maria ebbe molta paura dell’Angelo e del suo annuncio che le proponeva di accogliere Gesù dentro di sé, anch’io avevo paura di accogliere in casa Gesù, presente nello straniero.
Le parrocchie del decanato Forlanini non erano affatto entusiaste, anzi prevalevano l’indifferenza o addirittura la contrarietà, salvo eccezioni. C’è voluta tutta la preveggenza e la determinazione del card. Martini, insieme a mons. Corti a volere liniziativa.
Mentre terminavano i lavori di ristrutturazione della vecchia canonica io frequentavo la Segreteria degli esteri, aperta in via Copernico, cercando di farmi un minimo di cultura. Ho imparato che le lingue sono essenziali (ricordate don Milani?), ma sono solo la porta per cercare di entrare un poco in mondi diversi, animati da tante culture, scoprendo un po’ per volta come la mia cultura è una parte importante di me, che mi aiuta, mi fa essere quello che sono, ma mi limita e mi condiziona soprattutto se penso che la mia cultura sia l’unica o la migliore. La mia esperienza l’ho vissuta come qualcosa di faticoso, che ti mette in crisi, ma anche di crescita affascinante in senso antropologico, nel senso di venire a conoscere la sensibilità, le emozioni degli africani (quante Afriche!), degli asiatici, dei medio orientali e dei latinoamericani. Ho scoperto che potevo fare il missionario in casa, a causa di questi pezzettini di mondo che ti vengono a trovare per motivi disparati. E la parola missionario vale sia per l’accoglienza dei cristiani che dei non cristiani, che delle persone in difficoltà e in ricerca.
Questa riflessione ci avvicina alla situazione odierna, dove tante persone premono alle nostre porte e ci interrogano sul nostro atteggiamento e sulle nostre priorità. Riporto una riflessione di un amico missionario rientrato (due volte) che ha un cognome molto bello (Patriarca) e in missione è diventato vescovo e rientrato è ospitato da un altro missionario che ha un cognome ancora più bello (si chiama Papa) . Diceva che nella sua duplice esperienza in Africa (Zambia) ha dovuto svestirsi di alcuni atteggiamenti tipicamente italiani e lombardi e inculturarsi negli ambienti zambiani. Rientrato definitivamente in Italia è molto più facile e più bello cercare di capire la mentalità anche- dei meridionali, dei veneti ecc. e cercare di ricapire la nostra cultura che ci ha generato .
Davanti alle discussioni sulle navi delle O.N.G. in Mediterraneo le mie valutazioni sono:
-1- Fanno un lavoro meraviglioso. Grazie a loro e grazie al Signore.
-2- E’ possibile fare errori ed è importante cercare di far tesoro degli errori fatti. Per capire meglio sarebbe utile cercare di sporcarsi le mani e mettere in discussione i propri stili di vita.
Il mercato dei trafficanti è così sviluppato e redditizio che giocano a scaricare la loro merce dove viene loro più comodo. Ci si trova almeno in parte a fare il loro gioco. Che fare allora? Dove ci indirizza la carità intelligente?
Io qui parlo non per dare delle risposte certe, ma per cercare di capire e di imparare. Le mie provocazioni le considero utili se servono a stimolare confronti. Con poca umiltà dico che ho rivalutato la mia esperienza di missionario. Amo la mia vocazione e ogni tanto mi domando cosa farò da grande. Cioè ognuno ha la sua chiamata e la sua ricerca di autorealizzazione secondo i principi in cui crede e nelle circostanze in cui si trova a vivere.
Io mi sento di spezzare una lancia in favore di chi, da solo o in gruppo, in una O.N.G., nelle scelte di vita, nel volontariato ecc., si mette a disposizione per cercare di andare alla radice dei problemi.
Avendo ascoltato molti migranti valuto che le cause delle migrazioni si possono dividere in fattori espulsivi e fattori attrattivi, mettendo tra i primi le guerre (e il proliferare delle armi), la fame (e l’economia canaglia) e i mutamenti climatici. Tra i secondi il desiderio di migliorare le condizioni economiche, di studio per i figli e di migliorare la salute.
Tra le ong che ho conosciuto in Italia e in Albania voglio ricordarne alcune: la comunità Papa Giovanni con le sue molteplici attività, tra cui l’ OPERAZIONE COLOMBA di interposizione non violenta nei luoghi di conflitto armato; la comunità di S. Egidio con il lavoro di servizio ai poveri e di conciliazioni tra le parti in conflitto; le ACLI che ho invitato io in Albania, che hanno aperto due patronati.
Con le Acli abbiamo vinto un progetto finanziato dal Ministero Affari Esteri italiano per l’accompagnamento degli emigrati albanesi, che dopo alcuni anni all’estero, tornano a casa, portando con sé idee innovative di sviluppo. Quegli albanesi che hanno beneficiato di premi per i loro progetti sono stati stimolati a confrontarsi insieme nelle loro iniziative e a collaborare per lo sviluppo della società civile.
Gli abitanti stessi dei paesi di provenienza degli emigrati, da soli o organizzati. Sono queste le persone più interessanti per collaborare a idee di sviluppo, di impegno sociale, politico, sanitario, scolastico. Vale la pena di partire proprio da loro.
-3- Gli interventi di salvataggio e di accoglienza dei migranti dovrebbero collegarsi bene con il mondo dell’informazione e dell’integrazione per aprire sguardi geopolitici e progettuali. Già nel Sinodo diocesano milanese, nel capitolo della pastorale dei migranti, la cui bozza fu fatta da me con gli Scalabriniani, si prevedeva di unire gli sforzi e le competenze degli operatori con gli stranieri ( oggi Migrantes), dei missionari diocesani e religiosi rientrati e preti, suore, laici impegnati stranieri presenti in diocesi, insieme alla Caritas e al suo servizio Accoglienza stranieri, per riflettere, pregare e progettare insieme le linee di intervento.
Concludo ricordando il comandamento “non rubare”; il modo migliore di aiutare una persona o un popolo poveri è quello di non derubarli. E derubare i poveri fa molto male anche a noi.
Don Antonio Giovannini


Ciao Don, veniamo a trovarti!

Ciao a tutti/tutte,
domenica siamo andati a trovare Don Antonio (Mascheroni).
Ci siamo trovati a Cavaione: prima la messa… e poi altro tipo di cena!
Ma leggete direttamente le sue parole che descrivono il clima:

“Carissimi, grazie per la serata che avete organizzato e grazie agli amici che sono venuti. Abbiamo sperimentato quanto “gli inizi dell’sgb” durino ancora e producano frutti nelle responsabilità di ciascuno.
Abbiamo celebrato la s,Messa per i nostri Defunti, per i defunti della Comunità: don Giovanni; don Savino; le Suore, Il Sign Mauri, Pugliesi, i giovani che ci hanno lasciato..
Abbiamo sentito vicini Don Tommaso, don Tonino, don Paolo, il parroco attuuale….

Salutate tutti.
Don antonio”

E volete vedere le foto? Curiosoni! Ma sono sul sito Amarcord Mar Nero, in apposito filmato musicale….. al link qui sotto:

https://www.flickr.com/photos/amarcordmarnero/35949901196/in/datetaken/

Con l’occasione vi salutiamo e vi auguriamo buone vacanze. Ci vediamo a settembre e preparatevi… il ritrovo è vicino !!!!!
ciao
Il Comitato Amarcord


Ultimissima per indovina chi?

Giungono, quasi allo scadere, una considerazione personale di Paolo Gugliada e ancora “ritrovamenti di Salvatore Pennisi”….


da Paolo Gugliada

Vorrei aggiungere una precisazione che in fondo è anche un dubbio: nella foto del gruppo giovani, nella fila in basso accosciato in mezzo tra una delle sorelle Giuditta e Daniela Calvano non mi pare sia Filippo Anelli:
sinceramente non ricordo il nome, rammento che veniva soprannominato “Ci penso”, forse perchè non ritenuto particolarmente intelligente.
Per quello che so purtroppo non è più tra noi e se ricordo bene la sua è la storia più drammatica visto che decise di farla finita. Forse malato di solitudine o forse altro.
“O natura, o natura,- perchè non rendi poi- quel che prometti allor?”
Non è farina del mio sacco, naturalmente sono alcuni versi di ” A Silvia” del grande Leopardi. La vita può essere molto crudele con gli uomini, ma personalmente trovo ancora più crudele che uno attraversi questo mondo e non lasci una traccia del suo passaggio; rivedendo questa fotografia mi piacerebbe risalire al suo nome alla sua storia che solo per poco abbiamo condiviso.

Scusate se il mio intervento non è stato certo allegro, al prossimo prometto che il tono sarà più leggero. Ciao a tutti gli amarcord marneriani
Paolo Gugliada

da Salvatore Pennisi

Ciao, prendo la parola (pardon: la tastiera) per dire la mia: purtroppo, essendo un membro originale della “vecchia guardia” alcuni dei volti giovani (soprattutto delle ragazze) li ricordo di vista ma non di nome.
Dunque parto dalla fila in alto in piedi: Camillo Navoni (che è molto giovane ma che ricordo bene visto che è poi diventato mio cognato!!!!!), Mauro Bancone, Enrico Fossati, Filiberto Soffientini, Renata Levi, Anna Bignami, ho poi dei seri dubbi su quella che mi sembra potrebbe essere Marisa Parente, dietro la più giovane delle sorelle Crotti (di cui non ricordo il nome), Mario Tario. Accosciati, davanti a Enrico Fossati: Roberto Bovi, Camillo (della Bignami), Carlo Liaci, Giovanni Genga, Oscar Corsatto.
Escludo che il Camillo non sia lui (come dichiarato da qualcuno, ed escludo pure che quello davanti a Mario Tario, sia suo fratello Luciano.
Ciao, alla prossima

Salvatore Pennisi


Ultimi per indovina chi?

Ultimi contributi all’ ..indovinamento!!!!

Annina

Bene! Messaggio per Paolo Minunni: quello tra il Bovi e Carlo Liaci non è Camillo. Gli assomiglia (quando era giovane e magro) ma Cam non ha mai portato gli occhiali! Un abbraccio a tutti Annina

Giovanni Genga

non sono stati nominati le sorelle Sanna (abitivano in via Mar Nero 8 scala A, poi trasferite alle case Gescal (fratello

molto amico di Filippo Cordone, ) Gigi Aurizi vicino a Filiberto, poi in prima fila Poppiati,

Luciano Tario davanti a Mario………………..anno 1975…………………così cè scritto dietro le foto!!!!!

…e per ultima la Daniela Calvano!!!

Carissimi,

il “come eravamo” risale al luglio 1975, non sembra vero ma sono 42 anni fa.

L’occasione era la festa per il matrimonio di Enrico e Renata, che ho saputo purtroppo non è più tra noi. Il gruppo “festeggiante” era quello dei giovani con qualche infiltrato (compresa io) del gruppo adolescenti.

I nomi sono quelli che anch’io ricordo, ne faccio altri due da aggiungere: Gigi Aurizi, nella fila in alto dopo Filiberto (si vede poco) e Filippo Anelli l’ultimo accosciato da sinistra.

La butto là: 7-19-75-42 sulla ruota di MI per sorte di ambo-terno e quaterna, scherzo ma se qualcuno ci volesse provare….

Un grande saluto a tutti!

Daniela C.


Hanno indovinato chi?

ED ECCO LE RISPOSTE !!!!!
Grazie a chi ci ha risposto e grazie a Daniela per il buon materiale…. aspettiamo altre perle del genere!
Ciao
Il Comitato Amarcord!!!

Giampaolo MinardI:
Quello alla sinistra di Giovanni Genga è James Brown. Giusto?

Paola Odorico:

Ehm… ma la pagina 777 per le “talpe” come me, non c’è? Smacckone a tutti! La “cecata” del blues (e del folk) Manuela Chierici: se proprio vogliamo qualcuno di quella foto lo conosco anch’io…..

Da sinistra una in piedi una sorella Giuditta, Pierangela, XX, Camillo, Mauro Bancone, XX, XX, XX, XX, Annina, quella dietro ad Annina mi sembra di conoscerla, Maria Luisa Bianchi, e poi nessun altro….

Fila in basso: Altra sorella Giuditta, XX, XX, XX, XX, Liaci, Presidente Magnum.

Gli altri sono sconosciuti o vaghi ricordi a cui non riesco a dare un nome

Per essere tutti così grandi rispetto a me direi che mi sono difesa bene J

Buona giornata

Annina Bignami
Mamma mia, quanta bella gente!
E ci sono pure io!
Ma in che anno saranno state fatte?
Proverò a ricordarmi i nomi, di qualcuno ovviamente.

Dunque provo a dare qualche nome.
Foto “donne in cucina” : da destra Ancy (moglie di Salvatore Pennisi) Ginetta, Angela della Pace, Sr. Giovanna. Prima a sinistra Adriana le altre non me le ricordo
L’altra foto: un mucchio di facce conosciute, ma non di tutte mi ricordo i nomi.
Per esempio a sinistra in piedi e davanti in ginocchio le due sorelle Giuditta
Accosciati riconosco: Daniela Calvano, Roberto Bovi, Carlo Liaci, IL PRESIDENTE, Oscar. La testa che spunta dietro è di Chicco .
In piedi riconosco Mario Tario, la Bianchi, vicino a me Renata Levi e suo marito Enrico, dietro di loro Filiberto, poi Mauro Bancone e Camillo Navoni.
Altri nomi non me li ricordo!
bacioni!

Paolo Minunni
foto giovani
anna giuditta /non ricordo il nome/angela della pace/camillo navoni/ mauro bancone/ Enrico e renata (deceduta…)/soffientini/maurizio tiezzi/angela cubeddu/ non so/marialuisa bianchi/mario tario/annamaria bignami in mezzo/ enrico brovelli con gli occhiali/ altre due non ricordo
accosciati altra giuditta/non so/daniela calvano/roberto bovi?/camillo/carlo liaci/giovanni/oscar/ altri duenon noti.
foto cucina:
Adriana Scuderi/Marilu’?/dsanela Calvano/suor giovanna/angela della pace Ginetta (moglie di carlo) /annamaria? moglie di salvatore pennisi


INDOVINA CHI SONO?

Carissimo Giovanni, prima di tutto ho avuto grande piacere nel ritrovarti e ritrovarci con alcuni di noi. Siete tanti e nella memoria si confondono volti e nomi ma fa parte della vita, vita che non finisce mai di sorprenderti se dopo tanti anni ancora conservi il ricordo delle persone che per un po’ hanno camminato con te e che così all’improvviso ritrovi intatti. Ritrovi intatta quell’essenza che in ciascuno di noi non cambia. Dopo il “pistolotto” filosofico veniamo a quanto promesso. Questi sono i PDF delle foto, non so se ci sono dei problemi di “privacy” per quanto mi riguarda nessuno. Non poniamo limite alla provvidenza visto che non ne ha, chiudo con…. ALLA PROSSIMA! E se organizzate qualcosa fammi sapere puoi contattarmi tranquillamente a questa mail. Saluta tutti quanti si ricordano di me! Un abbraccio Dani

 


			

15 April, 2017 20:37

AUGURI A TUTTI VOI DI UNA SANA E SERENA PASQUA, PASQUETTA.. ED A SEGUIRE!! IL COMITATO AMARCORD


Don Davide Baschirotto

don-davide