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99 responses to “Bacheca

  • Giulio Capitano

    ADDIO PAPA’ FARANO.

    In fondo alla prima parte della via, che termina a “T” v’è, ormai da 50 anni, una chiesa il cui ingresso all’oratorio e alla casa parrocchiale consiste in un cancello posto alla sinistra, dopo la curva, seguendo la traiettoria della strada, che appunto ivi svolta e poi prosegue diritta. Davanti al quel cancello, trasformato in una porta da calcio e difeso da un portiere, una decina di ragazzotti giocavano al pallone incuranti delle (rade a quei tempi) macchine che transitavano. Il taxi svolta a sinistra e improvvisamente una pallonata finisce sul cofano della vettura. L’autista scende e per nulla intimorito da quel gruppetto di giovanotti urla e li manda a farsi benedire uno per uno non proprio in maniera amorevole. Il narratore non se la sente di affermare che fra quei ragazzi ci fosse pure suo figlio. Può darsi, ma probabilmente no. Nessuno fiatò, qualcuno azzardò un “ci scusi sig. Farano”, ma non era aria. Quel qualcuno qualche anno più tardi cominciò a salutarlo con “ciao Luigi”.

    Taxista, interista. Papà Farano se ne è andato, ha raggiunto anche lui la Mar Nero celeste e ci piace credere che abbia finalmente riabbracciato Stefano, il figlio maggiore che morì troppo giovane, una di quelle giovani vite a cui il destino, Dio o fate voi, non ha concesso una seconda possibilità. Sbagliò, pagò! Dignitosamente e a testa alta, Luigi, Maria la sua bella signora, e gli altri due figli, Marco e Roberto, hanno portato nel cuore questo lutto camminando sempre a testa alta, orgogliosi di un ragazzo che fu amato da tutti. Per diversi anni, noi amici e in particolar modo Pompeo, molto legato alla famiglia, organizzammo un “Memorial” di calcio in onore di Stefano. Qualche anno anche in SGB. Oratorio pieno e papà e mamma Farano presenti e commossi. Anche chi scrive, in questo momento sente un groppo in petto che gli serra la gola e gli fa venire l’istinto del pianto. Non serve però, e allora preferisce continuare per far scivolare sul foglio bianco che ha dinnanzi a sé tutte le emozioni che gli tempestano l’animo.

    Luigi fa parte della storia di Mar Nero, e quella sua energia e vigore resterà scolpita nella memoria di molti così come la simpatia, le chiacchierate al bar, le sue “discussioni sul calcio” con quel milanista del Meneghetti, ma soprattutto quel portamento da uomo onesto e leale.
    Amarcord, il suo Comitato, attraverso questa maldestra penna ti porge l’estremo commiato, papà Farano.
    Caro Luigi, da ragazzo eri il padre di un mio amico. Poi sei diventato anche te mio amico. Addio fratello.
    giucap.

  • Giulio Capitano

    LA SALITA DEL MARANO

    Eccezion fatta per la capigliatura, oggi diversa da allora, il Carmine o, come dicean tutti, Mino è, novello higlander, rimasto lo stesso. A rendere omaggio all’ex goleador dei “Peggiori”, un cospicuo gruppetto di vecchi compagni e compagne dei verdi anni ma, soprattutto, le più alte cariche istituzionali di Amarcord, dal Presidentissimo (Giovanni) allo sguattero delle fotografie (definizione che Pino, il leader maximo e artefice primo di Amarcord si è auto appioppato per modestia) passando per il mega-galattico direttore operativo (Izio). Era il minimo che si dovesse fare, lui non ebbe bisogno di particolari suppliche in occasione dell’ultimo Grande Raduno: attraversati gli Appennini, giunse puntuale in SGB.

    Grande team quello dei Peggiori, capace di vincere un Torneo di Mini-calcio mettendo in fila, una dietro l’altra, fior di squadroni, il meglio della Baggio dell’epoca, con un calcio all’insegna della tradizione italiana, tutto difesa e contropiede affidato all’implacabile Marano che, innescato dalle travolgenti sgroppate di Izio e Pino (quanto fossero consapevoli e mirate è materia a tutt’oggi di studi approfonditi dei più autorevoli calciofili), realizzò reti a raffica. Erano gli anni dell’Italia Bearzottiana e i “Peggiori”, con grande sagacia, non fecero altro che applicare il Verbo. E vinsero!

    Davanti alla pizzeria di Baggio, ormai eletta a punto d’incontro per eccellenza dal Comitato Amarcord, giunse a porgere il suo caloroso e gradito saluto il Basili, altro fuoriclasse della “pelota marneriana” che purtroppo, in tutt’altre faccende affaccendato, non poté prender parte al banchetto.
    La cena quindi, semplice pizzata ma, genuina, vera occasione d’incontro dove ha ancora una volta aleggiato (mai ci stancheremo di ripeterlo) quel sentimento d’appartenenza, quel legame “fraterno” che Monsignor Giovanni Merlini definì “sottile filo rosso”. Per l’uomo, fin dalle prime comunità, la condivisione del pasto è il momento cardine per stabilire una relazione con gli altri, un’unione che, consumando assieme il cibo, diviene condivisione. A tavola ci si trova uno di fronte all’altro, con la propria personalità, i propri ricordi, i pensieri, il proprio vissuto. Ci confrontiamo, ci raccontiamo, ci conosciamo. Mangiare assieme rafforza i legami, abbatte le barriere. E allora che bello ascoltare la Brunix e riassaporare quella vivacità battagliera nel suo volto ancora adorno dell’antica bellezza; affascinante scoprire le esperienze della dolce e colta Maria Grazia; commovente ritrovare il quieto sorriso del Claudio; inevitabile sentirsi addosso quella sensazione da “pelle d’oca” che procura la compagnia del Pino e di Izio; trasmette serenità interiore la compostezza di Giovanni, Monsieur le Président; Enrico è l’allegria; Paolo invece ha il dono di infondere in chi scrive sicurezza, quasi fosse un abbraccio paterno; infine, a completare la splendida compagnia, la sorella del Mino con famigliola al seguito, la moglie del Claudio. Belle persone! Ebbene, per dirla con il poeta, se pur con l’animo stretto da quel monotono languore che spesso coglie quell’animo a volte insulsamente fragile del giucap, felice di poter scrivere: “C’ero anch’io”!

    Si rilancia la proposta di una trasferta a Roma del Comitato con invito al Marano di trovare una bettola dove poter magnare una bella amatriciana. Quando nei primi anni ’90 vivevo nella capitale, andavo in una spaghetteria in Piazza Barberini; chissà se esiste ancora.

    Lunga vita, pace e prosperità.

    I lunghi singhiozzi/ dei violini
    d’autunno/ feriscono il mio cuore
    con monotono languore.

    Pallido e ansimante,/ quando suona l’ora,
    mi ricordo dei giorni passati
    e piango;
    e me ne vado/ nel vento ostile
    che mi trascina/ di qua e di là
    come foglia morta.
    (Paul Verlaine – Canzone d’autunno)

  • Giulio Capitano

    SPICCIOLI DI STORIA

    ACCADDE OGGI

    Il 28 giugno 1914, oggi cento anni fa, l’attentato organizzato probabilmente nel peggior modo che la Storia ricordi fu la scintilla che scatenò l’inizio della Grande Guerra.
    Gavrilo Princip riuscì a uccidere l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Austria – Ungheria, al termine di una serie di errori che rasentarono il ridicolo. Gli esecutori materiali, dopo aver mancato una prima volta il bersaglio, riuscirono nell’impresa solo per un caso fortuito e grazie agli errori delle autorità imperiali che non modificarono il tragitto della carovana reale e che gestirono in maniera quasi dilettantistica quei drammatici momenti. L’organizzazione terroristica fornì un pessimo supporto sia in logistica sia in preparazione militare degli attentatori; basti pensare che le capsule di cianuro che avrebbero dovuto evitare ai militanti di cadere vivi nelle mani della polizia in caso d’insuccesso contenevano una quantità minima di veleno. Il risultato fu che Princip e qualche altro furono catturati e massacrati di botte. Le conseguenze però non furono per nulla comiche. La Prima Guerra Mondiale fu un orrore mai visto prima e alla sconfitta e alla dissoluzione degli imperi centrali e di quello turco non seguirono trattati di pace ispirati agli ideali di giustizia e al rispetto del diritto dei popoli all’autodeterminazione; la Germania fu umiliata oltre misura; l’Europa perse il primato economico a vantaggio degli Stati Uniti. Nel giro di trent’anni il mondo tornò in guerra.

    Le classi lavoratrici osteggiarono la guerra con manifestazioni popolari in Francia, Germania e Inghilterra al contrario invece dei vari movimenti socialisti europei i cui gruppi dirigenti (ma guarda un po’) si fecero contagiare da un riflesso patriottico avvallando le affermazioni dei propri governi che riversarono sugli avversari tutte le responsabilità della guerra. In Germania il Partito socialdemocratico fece campagna contro “la barbarie russa” così come fecero i socialdemocratici austriaci. I socialisti francesi invitarono tutti “all’unione sacra” contro il militarismo prussiano; idem con patate fecero i laburisti inglesi. In breve, le scelte nazional-patriottiche dei socialisti furono in netto contrasto con la volontà della Seconda Internazionale che si era impegnata a lottare con tutte le forze contro il rischio di guerra e, qualora fosse stato vano, trasformare la crisi in lotta anti capitalista. Un film che la Storia ci farà rivedere spesso. L’onestà intellettuale che chiunque ami la Storia, deve possedere e che impone sia di resistere a personali suggestioni sia di non lasciarsi trascinare in mere strumentalizzazioni politiche, ci obbliga di rendere omaggio alle ristrette minoranze come i socialisti russi che votarono alla Duma contro la guerra pagando l’atto di coraggio con la deportazione in Siberia.

    La Storia non ha mai insegnato nulla a nessuno e la dimostrazione sono appunto i corsi e ricorsi storici; mettiti pure l’animo in pace caro vecchio Cicerone. “Jamais plus la guerre, jamais plus la guerre…” l’urlo angosciato di Paolo VI fu, è e resterà inascoltato. Sarajevo porta ancora ben visibili le cicatrici di guerra ma non sono più di quella del 1914 bensì di un’altra molto più recente.

    Lunga vita, pace e prosperità.

  • Francesco Zava

    Ciao a Tutti

    Dopo alcune vicissitudini di carattere informativo sono riuscito, grazie a Gabriele Minardi, a “ritornare” alle atmosfere ead alcuni ricordi, pochi purtroppo, di quelli che furono gli anni ’70, ’80 ed un pochino quelli ’90 e fine secolo, di un quartiere che mi rimane addosso, nonostante da otto anni viva a Quarto.
    Ho viaggiato nel tempo navigando sulle righe delle pagine di questo blog e la nostalgia di certe cose cadute nel profondo dell’anima si risvegliano con la prepotenza di un leviatano. Ora come ora, tutto è un po’ confuso e sopito da una patina di sedimentazione che la vita fa ricadere su ciò che fu, ma credo che basterà veramente poco per riappropriarsi di cià che è ancora mio …ed in qualche misura vostro, nostro.

    Non vedo l’ora di poter vivere un momento nel quale incontrare e “risvegliare” emozioni, sentimenti e legami che vorrei consolidare e sviluppare. Ho in progetto di tornare in quei luoghi per vivere ed esistere compiutamente e credo che il vostro aiuto sia importante.

    A presto, magari in occasione di qualche incontro
    Francesco

    • Pino

      Hasta la vista Francisco Primo Bienvenido!
      Ma che bella sorpresa! Anche tu sei tornato all’ovile… moooolto bene. Gabriele ha colpito ancora. Che piacere mi ha fatto la tua gentil letterina in questo umile sito di vecchie renne marneriane!
      Quindi adesso spero parteciperai ancora con la tua elegante penna e il tuo cuore massello alle schermaglie letterarie e ai sagaci commenti di struggenti ricordi di questa banda di pazzi.
      Ti ringrazio e saluto, ancora bienvenido!
      Pino Pirro

      • Francesco Zava

        Ciao Pino

        Da quanto leggo il blog è già ricco di “eleganti penne” che sanno scalfire laddove occorre. Ciò nonostante, se all’occorrenza, sarà mia premura apportare il contributo per aumentare la sana pazzia che aleggia sovrana tra queste righe.

        Al di là di qualsivoglia tenzone letteraria è mio immenso piacere l’essere approdato in questi lidi.
        Preciso però, non me ne voglia il vecchio Minardi, che l’azione di riavvicinamento è opera di Silvio Iseppon, incontrato casualmente all’accettszione dell Centro “Santa Maria Nascente” – Fondazione Don Gnocchi – presso il quale lavoro come “Informatico”, tutto intento a comprendere dove ed a chi chiedere le necessarie informazioni di rito per un esame clinico. Dunque, bravo Silvio che con poche ed accorate parole instillò allo scrivente il desiderio di questa riscoperta.

        A Prestissimo

        • Giulio Capitano

          Onore e gloria “ad aeternum” dunque per Silvio e benvenuto a te fratello. Ora ci auguriamo innanzi tutto che ti sia stato lieto questo naufragio su tanto selvagge sponde e, quindi, di vederti presto e spesso “brandir” la tua penna e gettarti con cuore impavido nella feroce pugna. Lunga vita, pace e prosperità.

  • Giulio Capitano

    SPICCIOLI DI STORIA

    Le dimissioni di Mussolini
    Badoglio Capo del Governo

    Scorza: “Ecco il testo dell’O.d.G. proposto dal camerata Grandi: Il Gran Consiglio del Fascismo……INVITA il governo fascista a pregare la Maestà del re…… affinché egli voglia….assumere….quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono…. Apro la votazione”. I voti favorevoli furono 19, 8 i contrari, 1 solo l’astenuto (Suardo). Dopo la votazione Mussolini chiese i nomi di chi aveva votato contro l’ordine del giorno Grandi che decretò la caduta del fascismo e, dopo averli invitati a passare un momento da lui prima di andarsene, si alzò di colpo e, rivolgendosi agli altri disse: “Voi avete provocato la crisi del regime. La seduta è tolta”
    Scorza: ”Saluto al Duce”.
    Mussolini: ”No! Ve ne dispenso”. Erano ormai le 2.45 del 25 luglio 1943. La seduta durò dieci ore.
    Improvvisamente, con italica maestria e sollecitudine nel saltare sul carro del vincitore, l’Italia si scoprì antifascista e il popolo scese nelle piazze a festeggiare la presunta fine della guerra e a cancellare tutti i segni del regime. Il Corriere della Sera del 26 luglio annunciò le dimissioni di Mussolini indicando in Badoglio il nuovo Capo del Governo. Costui prese la palla al balzo per sfogare con feroci vendette i rancori che sapeva conservare a lungo inoltre, a tutti i livelli dell’establishment, la mancanza di chiarezza e di decisione fece si che fu colpito solo chi doveva sparire (Ettore Muti e Cavallero per esempio) mentre la stragrande maggioranza dei gerarchi fascisti si rifugiò in Germania; davvero sospetta la facilità con cui sfuggirono alle retate e agli arresti. Perfino un mestierante della Storia di scarso talento come colui che scrive nutre dubbi sull’effettiva volontà di preparare un processo al fascismo e chiudere i conti in via definitiva (si sarebbe potuto fare) e resta sconcertato innanzi alla facilità con cui Mussolini fu liberato al Gran Sasso. Si preferì quindi restituire ai tedeschi il Duce piuttosto che averlo come imputato (quindi anche come testimone) in un processo e mancò pure il coraggio di ucciderlo. Altro colpo della coppia Badoglio – Vittorio Emanuele che precederà la grande fuga a Brindisi dopo aver abbandonato a se stesso l’esercito. Settanta anni sono passati, era un’Italia diversa, dove s’invitava i contadini a piantare pioppi del Canada, adatti al clima dell’Italia settentrionale mentre al cinema si proiettava “Il vagabondo” con Macario. Il razionamento alimentare portò a 1110 le calorie disponibili per persona contro le circa 2000 dell’alleato tedesco e la gente allevava galline e conigli sui balconi e nelle terrazze. La sacralità del campionato di calcio però, seppur in formato ridotto, regime e monarchia non se la sentirono di toccare. E così i Granata Lombardi (nome imposto all’Inter) pareggiano 1-1 il derby con il Milano, la Juventus batte il Liguria 1-0 con goal di Borel mentre nel Sud, in mano agli alleati, la Roma deve accontentarsi di giocare contro Vigili del Fuoco, Tirrenia, Elettronico e Disperata. Oggi mai gli italiani permetterebbero a un avventuriero di governarli per venti anni mandandoli allo sfacelo ne, tanto meno, manterrebbero una classe politica inetta e ladra. Per fortuna oggi sono altri tempi. Oppure no?

    Lunga vita, pace e prosperità.

  • Giulio Capitano

    Il Condominio Celeste.

    Chissà se il sig. Mora, Lassù, nella Mar Nero Celeste, stia ringraziando Marina per la sua dedizione a quel condominio che fu un tempo Casa sua, oppure si stia confrontando con il sig. Bruto sui problemi della Via o semplicemente stia salutando la sig.ra Minunni, conversando con la Nagliato, con il Meneghetti e il Recalcati che parlano del Milan o magari il nostro Portinaio (merita la maiuscola per come papà e mamma Mora interpretavano la professione) sta ascoltando con pazienza i problemi di mamma e papà Capitano. No, forse ha intravisto la mamma di Adriana e sta volando là ad accoglierla. Chissà!

    L’immagine “Mar Nero Celeste” la devo a quell’uomo di sostanza del Paolo Minunni; m’istilla speranza e conforto. Comprendo perfettamente la disperazione di Franca (e quella di Gisella Gioia) perché l’ho provata (e purtroppo continuo a percepirla) ma, il calore di quell’abbraccio di Paolo sul sagrato della nostra chiesa la mattina del funerale della mia povera mamma e la serenità con cui mi rincuorava mi ha dato tanta, tanta forza. La mia gente, il popolo di Mar Nero era con me. Non ero solo.

    Dopo la cerimonia delle esequie di papà Mora ho parlato per qualche minuto con Paolo Caselli. Chiedo scusa, ho utilizzato il verbo sbagliato. Ho ascoltato Paolo! Poche cose, mica un discorso a reti unificate. Ha definito Amarcord una grande opera. Bene, ma lo è, se lo è, grazie ai tanti come lui, come voi. In seguito ha poi calato il carico da undici. Già fratello Paolo, è doveroso ricordare anche quella “dark side” della Mar Nero dei nostri anni nella quale tanti sfortunati amici nostri hanno vissuto. Come me, diavolo e acquasanta, icona magnifica con la quale mi hai definito per il mio vagar tra le opposte sponde del tortuoso torrente della nostra gioventù. Chiosasti, salomonicamente, che nessuno può affermare con sicurezza quale sia la parte “diritta”. Forse, hai aggiunto, è proprio quella che a prima vista sembra oscura ma, visto i risultati… Ammetto che mi hai toccato. Grazie di cuore. Eccoti quindi accontentato.

    Chissà! Forse invece è laggiù che Alfieri Antonio Mora sta bonariamente, come un buon padre di famiglia, tirando le orecchie a quel gruppetto di discolacci che sta facendo un grande schiamazzo. Quartiere difficile, tempi difficili, ragazzi difficili ma, vite cui è stato negato il diritto di essere vissute. Ecco Enrico, Roberto, Stefano, Sebastiano, Gaetano, Leonardo, Carlo e Annina, fratello e sorella abbracciati teneramente, son tutti lì, tra la scala “d” e la scala “e” dove, sul muro, disegnammo con un gessetto le porte da calcio facendo di quell’angolo di cortile un piccolo “Bernabeu”. E quelli del “6” hanno invitato pure altri, vedete, ci sono Mario, Stefano e Pasquale dell’“8”, Donato e tanti altri. L’elenco, carissimo Paolo, è tristemente lungo.

    Sul cancello d’ingresso di Anfield Road, leggendario stadio del Liverpool, campeggia la scritta “You never walk alone”. Amarcord ha fatto proprio l’inno dei fans del team inglese: carissimi amarcordiani e amarcordiane VOI NON CAMMINERETE MAI SOLI!
    Condoglianze care sorelle Mora. Condoglianze ai fratelli Gioia.

    Il Comitato.

    • Pino Pirro

      Mi inchino davanti a così tanta splendida poesia.
      La tua struggente e dolcissima lettera è una dura, splendida, calda, amorevolissima canzone.
      Hai una penna direttamente collegata a doppio binario con il tuo immenso cuore.
      Ti ringrazio davvero, per le tue commoventi parole e mi unisco al ricordo di tutti questi nostri parenti della strada, che sono andati già prima di noi, nella Via Mar Nero Celeste.

      Pino Pirro.

  • Giuseppe Poltini Santulli

    Ciao a tutti.
    Giulio organizziamo partita con cena aperta a tutti ? I miei impegni svizzeri sono finiti e sono pronto a sfidare insieme ai ragazzi del 66 tutti gli anziani. Per la classe 66 direi che si possono beccare: Leo Bertino-Stefano Padalino-Angelo Cavallini-Luciano De Benedettis-Pietro finanziere Mac-Casali Andrea ed il sottoscritto.Dai datti da fare.

    • Giulio Capitano

      Su Andrea e Stefano ci puoi contare, su Pietro direi che te lo scordi, ormai il maresciallo ha appeso le scarpe al chiodo. A Leo bisogna minacciarlo con le armi mentre con Angelo e Luciano forse riuscirai meglio tu. Comunque se metti insieme un settebello così io dove mi appendo? Faccio appello allora ai seguaci amarcordiani da Mauro Parenti a Roberto Verza. Se ci siete battete un colpo. Comunque è molto ma molto più semplice che vieni il venerdì sera al solito posto. Per te c’è sempre posto, anche senza preavviso.

  • Giulio Capitano

    “Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltà il gran rifiuto”
    (Dante, Inferno, Canto III,vv 58 – 60)

    L TRIONFO DEI DEBOLI

    Aveva un bel ragionare il cardinale Federico Borromeo quando convocò don Abbondio per chieder di conto sulla mancata celebrazione del matrimonio tra Renzo e Lucia, un gran dire di doveri, di agnelli in mezzo ai lupi, di carità, di dottrine. Tutto vero, tutto sacrosanto ma lui era un sant’uomo mentre don Abbondio era, per dirla con il Manzoni che sapeva tratteggiare i suoi personaggi con maestria impareggiabile, il classico vaso di coccio tra vasi di ferro; al pover’uomo non resto altro che rispondere: ”…che il coraggio uno non se lo può dare”.
    Il coraggio invece Benedetto XVI l’ha avuto, rinunciando “in piena libertà” al suo ministero, ha ammesso di non avere più le forze per traghettare la Nave in queste acque poltigliose. Il mare in tempesta la Chiesa ha sempre dovuto affrontarlo sin dai suoi albori, non è una prerogativa di questi tempi. Benedetto XVI, ha pertanto, come chi l’ha preceduto e come chi gli succederà, chiamato a raccolta le sue forze e coscientemente si è messo al Timone. Quelle forze, fisiche e spirituali, son venute meno. Il povero imbrattatore di carta non ha, in questa sede, l’intenzione (e, a onor del vero, neppure le competenze necessarie) di far grosse disquisizioni sulla presunta incapacità di questo pontificato a comprendere il relativismo imperante nella società attuale; né sentenziare se il papa abbia saputo relazionarsi, senza offenderli, con le comunità degli indios oppure con i musulmani; sul perché non ci sia stata un’altra Assisi, sulla fermezza o tolleranza contro la pedofilia dei preti insomma, a farla breve, sui mali della Chiesa. Dotti commentatori, e alcuni un po’ meno dotti, hanno ricevuto – e in qualche caso “motu proprio” – il compito di fare un’analisi dell’Affaire. Il lettore non me ne voglia ma la consapevolezza del modesto bagaglio di nozioni che si possiede su questa materia consiglia di non addentrarmi su questo terreno spinoso e quindi di non rispondere. Resto tuttavia basito, talvolta imbarazzato su alcune prese di posizione condite da soliti luoghi comuni, refrain stucchevoli, slogan antiquati e fuori luogo, satira a basso prezzo, sentenze apocalittiche (“…dalla Croce non si scende…”) profferite da coloro che così dicendo tanto somigliano a quei dottori della legge che:” Mettono insieme fardelli pesanti ed insopportabili, e li pongono sulle spalle degli uomini, mentre essi non si azzardano muoverli nemmeno con un dito” (Vangelo di Matteo XXIII, 4) e, per concludere, accostamenti pseudo culturali che non tengono minimamente conto di epoche temporalmente distanti tra loro estrapolando dal proprio contesto storico i personaggi che si vuole paragonare. Benedetto XVI, non è Celestino V, dietro Ratzinger non c’è Bonifacio VIII e inoltre pare che su fra Pietro da Morrone quel genio di Dante sbagliò giudizio. Sommessamente, umilmente, cerco di non farmi fuorviare dell’anticlericalismo (che poi, se l’età non fa brutti scherzi alla memoria, dovrebbe semmai riguardare l’ingerenza della Chiesa sugli affari dello Stato…e in questa faccenda siamo proprio da tutt’altra parte) a tutti i costi, nei pregiudizi contro la “casta” a prescindere e nella decisione del pontefice vi leggo semplicemente il coraggio e l’umiltà di un uomo forte che ammette innanzi al mondo la sua debolezza. Appunto, il trionfo dei deboli.
    Lunga vita, pace e prosperità.

  • GIULIO CAPITANO

    All’ombra dei cipressi

    Mors ultima linea rerum est (Orazio, Epist. I,16)

    La morte altrui è l’esperienza della rottura, definitiva, netta, della comunicazione. Quel corpo che era vita, parola, ora è inerte, muto. Il cadavere è là, davanti a noi, porta ancora i tratti della persona che abbiamo conosciuto, amato: l’essere che viveva “prima” è là, inutile cercarlo da qualche altra parte nel nostro mondo. Eppure non è più presente. Papà Vomiero, 87 anni, ancora un giovincello secondo le ultime stime di uno Stato padrone, il nostro, che tra poco ci chiederà di lavorare fino agli 80 anni suonati, ha lasciato questo mondo avendo a noia la vita, così ci scrive Brunella.
    Pochi giorni prima fu la volta della mamma dei fratelli Minunni salire “a un piano più alto del settimo”. Neppure i suoi ultimi anni pare siano stati entusiasmanti. Anche l’ottantaquatrenne Crisanti Ida, vedova Capitano, sta maledicendo negli ultimi dieci anni il giorno della sua nascita. A volte mi vien voglia di darle ragione.

    “Non è che ho paura della morte” diceva Woody Allen, “voglio solo non esserci quando arriverà”. La vita passa in fretta e più si avvicina l’appuntamento più ci si pensa. Si chiedeva il poeta (Ugo Foscolo) se il sonno della morte fosse in qualche modo meno duro se il proprio avello fosse posto al riparo dal sole e magari visitato di tanto in tanto da qualche caro che vi sparga qualche lacrimuccia. Il tema della morte ha sempre coinvolto l’umanità fin dai tempi di Adam, scritto senza la “o” finale, proprio per darvi l’originaria accezione di “uomo” e senza riferimenti religiosi. Da un punto di vista spirituale (metafisico? Fate voi) tutte le civiltà individuano la vita come una sorta di traghetto verso un’altra dimensione: dal ricongiungimento con Horus-Ra, alle verdi praterie, dal Paradiso a valli di miele e latte con sterminati harem colmi di leggiadre fanciullette a disposizione del prode guerriero, e via dicendo. A volte un po’ di sano materialismo ha il pregio di rimettere le cose a posto.

    Paolo, la mattina del funerale di sua madre, raccontava come quando bambinetto la signora Minunni lo portò nella vecchia chiesetta per presentarlo a don Giovanni. Ora toccava a lui riportarla in SGB per l’ultimo saluto. E’ il cerchio della vita ma, mi ha colpito molto la serenità con cui Paolo raccontava l’aneddoto. Penso però che ciò che rattristi sia il fatto della chiusura di questo “cerchio”: spesso, troppo spesso, non è lieto come in principio. Ovvero, non è che si debba brindare con champagne, caviale e ostriche quando ci si trova innanzi alla morte, ma che questa giunga il più indolore possibile e soprattutto che non sia agognata. Eppure, proprio il giucap, l’omino dal naso aquilino, il pretino dalla Fede invidiabile, dalle certezze assolute (quante minchiate) ha dovuto fare i conti con la “non-voglia di vivere”. Strombazzino le trombe, urlino gli araldi, udite udite l’incredibile eresia ma anch’egli si trovato a dover chiedere, senza averne risposta, al Massimo Fattor, il perché della disperazione in vita, non del perché della morte, che cosa più naturale non v’è! La morte è il limite finale di tutto, scriveva Orazio qualche tempo fa.

    Condoglianze caro Claudio, che tuo padre riposi in pace. Condoglianze ai fratelli Minunni per la loro povera mamma.

  • GIULIO CAPITANO

    8 MARZO 2012

    Mi unisco agli auguri di Pino cercando anche io di non scadere nell’ovvio e nel politically correct. Risulta però arduo non correre con la mente alle 7 donne uccise nelle ultime ore in Italia, alle statistiche che raccontano di soprusi e violenze che spesso, troppo spesso, culminano nell’omicidio e che vedono coinvolte 1 donna su 4. Sempre parlando dell’Italia. E nel mondo?
    Perché odiamo le donne? Se le bastoniamo e le ammazziamo, possiamo forse utilizzare un altro termine? Chi ci da il diritto di considerare una privata proprietà un altro essere umano nato libero, un’altra creatura di Dio? LA DONNA E’ FONTE DI VITA, AL SUO SENO CI AVVINGHIAMO COME PIRANHA AVIDI DI LATTE NEI PRIMI GIORNI DI VITA, AL SUO GREMBO PIANGENDO ANELIAMO CONFORTO ANCHE QUANDO NON SIAMO PIÙ BIMBI.

    Auguri a tutte le donne che si ribellano alla mafia, auguri a tutte le lavoratrici, auguri a tutte le mamme, auguri a tutte le AMARCORDIANE.

    “IO HO RIPRISTINATO CIO’ CHE ERA IN ROVINA, HO TERMINATO CIO’ CHE ERA RIMASTO INCOMPIUTO QUANDO GLI ASIATICI ERANO AD AVARI, E I BARBARI IN MEZZO A LORO, E DISTRUGGEVANO CIO’ CHE ERA STATO FATTO PERCHÉ’ GOVERNAVANO NELL’IGNORANZA DI RA, E IL PRINCIPE APOPI SCELSE COME SUO SIGNORE SOLTANTO SETH”

    (HATSCEPSUT, FARAONE DONNA XVII° DINASTA 1490 – 1468 A.C.)

    “IL GRADO DI CIVILTÀ DI UN POPOLO SI MISURA ANCHE DALLA CONSIDERAZIONE GENERALE E DAL RUOLO PUBBLICO CHE LE DONNE POSSONO ARRIVARE A RICOPRIRE”

    (GIULIO CAPITANO 1964 – VIVENTE)

    Lunga vita, pace prosperità.

  • Susana Colombo

    ciao tutti… scrivo dall’Argentina e scusatemi se forse non capisco bene tutto in questa pagina. Ma quello importante per cui lascio un commento è chiedervi se potete segnalarmi qual’è la foto propria di ‘Aldo Firpo’
    Succede che qua a Santa Fe (dove abito) c’è un mio amico che ha lo stesso nome e se il ‘vostro’ Aldo Firpo è un ragazzo che mi sembra aver visto in una delle vostre foto, si assomigliano. Ma vorrei essere sicura di qual’è il vostro Aldo…
    Bene, vi saluto con affetto dall’Argentina,

    Susana

  • Maurizio Ravasi

    Giulio Capitano ! Massimo,Pompeo,Marco…….che nomi….grazie amico mio per una cosi sottile e attenta memoria storica….dai, sentiamoci,lascio la mia mail per per un contatto diretto ….volevo ringraziare Pino per la sua pazzia……che ha permesso questa adunanza di persone ed emozioni…un abbraccio ….Maurizio ..adonis1962@hotmail.it

  • Maurizio Ravasi

    Non ho commenti ma una piacevole sensazione con un tuffo nel passato che rievoca in me tanti bellissimi ricordi……..un abbraccio …. maurizio

    • Giulio Capitano

      Onore e gloria all’uomo più veloce di Baggio. Mitiche le sfide nel vecchio campo di calcio a 11 (quello giù dalla discesa appena entrati in oratorio). Ci hanno provato tutti a sfidarlo, da Massimo Baroni a Marco Albore a Pompeo Meneghetti. Li ha battuti tutti. Che fine hai fatto, rubacuori marneriano? L’ultima volta che ti vidi risale a più di 10 anni fa a casa mia quando abitavo sotto Massimo Romano e tu gli stavi dando una mano a ristrutturare il suo appartamento in FF.AA. Lui abitava al terzo piano e io al primo. Do you remember? Dimenticavo: oltre alla corsa era anche un buon giocatore di calcio e bravo scacchista (qui però qualche partita, non molte in verità, sono riuscito a vincerla).
      E’ con immensa gioia che ti do il benvenuto in questo ritrovo di
      pazzi scatenati senza alcun ritegno per la morale pubblica. Intervieni più spessatamente e magari fatti inserire nella mailing list dal quel mezzo invasato che ha creato Amarcord (al secolo Giuseppe Pirro) e inviaci reperti fotografici please.
      Un abbraccio.
      giucap

  • Giulio Capitano

    THE PRESIDENT

    Venerdì l’altro, alla ormai arcinota a voi tutti cena post calcetto, v’era, gradito ospite, tal Stefano Bergamaschi, figlio di Renato Bergamaschi, altra colonna dell’SGB. Il sig. Bergamaschi fu, a metà degli anni ’90 Presidente dell’SGB calcio; con il sig. Guarnieri dirigente, il giucap allenatore e la supervisione del non dimenticato amicone di tutti noi, Giuseppe Galbiati, hanno cercato di porre le basi per una rifondazione dell’aspetto sportivo nel nostro oratorio.
    Prima che gli effetti dei fiumi di birra, limoncello e soprattutto grappa cinese (un intruglio, che solo il Genga e proprio questo Stefano riescono a bere) cominciassero a corrodere le capacità cognitive di questa massa di ubriaconi con la quale devo fare i conti tutte le settimane (ah, se imparassero ad apprezzare le enormi proprietà terapeutiche della Coca-Cola, la più grande conquista dell’homo sapiens sapiens dopo la scoperta della radio…) Stefano, ormai da molti anni residente in Messico, nel ringraziarci tutti per la bella serata che gli stavamo offrendo e per le emozioni che il rivederci si scatenavano dentro di lui (e qui comunque il primo litro di birra in qualche maniera….) ha citato Giovanni Genga come esempio umano d’altissimo livello che tutti i giovani dovrebbero avere. Stefano ha circa una ventina di anni in meno del nostro amato Presidente (beato lui) ma ha avuto modo di frequentarlo. Questa non è un’anomalia. Se fate attenzione, sulle 601 fotografie pubblicate dal nostro Gabriele Minardi sul sito di Amarcord, Giovanni è in sostanza onnipresente. Il punto non è che lui compaia in tante fotografie ma, aspetto fondamentale, è che lui è presente in compagnie diverse e soprattutto in gruppi d’età diverse. Insomma è stato l’amico di tutti. E’ andato in vacanza con i Silvano, Pino, Sandro ma anche con Cristina Falavigna, Leonardo Bertino e altri. E’ stato modello per il giucap, classe 1964 ma anche per i nati 1970. Ho più volte confessato che da ragazzino ero attratto da un quartetto che, nel mio intimo soprannominai “i fantastici 4”, composto da Izio, Pino, Enzino e…Giovanni. Amico di tutti è forse riduttivo, completiamo: amico e, con il suo modus operandi, esempio per tutti, modello da imitare! Stefano Begamaschi ha detto che mai ha visto Giovanni arrabbiato. E’ troppo giovane. Io invece lo vidi proprio incazzato.

    Francesco Carlino, bulletto da due soldi, grannissimo scassa cabasisi, dal QI notevolmente inferiore alla media (ma non del tutto privo di senno giacché, a differenza di “tanti piccoli compagni morti nei sottoscala per droga” – espressione utilizzata dal grande Pino Pirro nel giugno 2009 – non ebbe mai a combattere con certi tipi di problemi) un pomeriggio era in vena di rompere più del solito. Venne in oratorio, terra di conquista secondo la sua debole mente e principiò a fare quello che meglio gli arrinisciva: rompere la minchia. Giovanni sbottò e dopo averlo avvertito lo prese per le orecchie e lo cacciò fuori dall’oratorio. Il nostro eroe andò quindi, come l’agnellino da mamma pecora, a belare al famoso bar in fondo ai portici di via Mar Nero. Pronta, la squadra punitiva dei neo crociati, si mosse per vendicare l’affronto. Per non so quale senso o codice di onore, la truppa si dispose (una mezza dozzina di guerrieri) pronta alla pugna fuori dal cancello dell’oratorio ma non osò varcare il confine. Fu avvisato don Tonino (stratosferico sacerdote) che decise di uscire con Giovanni. Ne nacque una colluttazione che né Giovanni né l’immenso don rifiutarono, e i cazzotti volarono. Giovanni ebbe un orecchio ferito e sanguinante. A distanza di anni, qualche sopravvissuto di quei poveracci – e qui il termine mi scaturisce dal cuore – anch’essi amici miei e amici di molti di noi, ricordano con ammirazione quel don Tonino e quel Giovanni in versione “uomini di strada e per la strada”. Fu semplicemente una bravata di un gruppetto di ragazzini sbandati e con enorme disagio interiore ma l’episodio ha secondo me una notevole valenza propedeutica. Alcuni di quegli sfortunati ragazzi non sono più con noi anche se, sempre come disse Pino, ogni tanto fanno capitolino nelle nostre foto – giusto che sia così – altri però sono riusciti a vincere le loro battaglie e, a maturità e serenità interiore raggiunta, ricordano e riconoscono lo spessore umano di personaggi come Giovanni. Questo lo abbiamo visto anche in occasione degli ultimi due raduni in SGB.

    Per come conosco Pino e Izio, non sono persone che fanno le cose a caso. Aver scelto Giovanni Genga come uomo simbolo per Amarcord fu cosa buona e giusta.
    Lunga vita al Presidente.

    giucap

  • Giulio Capitano

    SPICCIOLI DI STORIA

    INCENDIO IN METROPOLITANA

    La catastrofe di Parigi ha senz’altro riempito di amarezza tutte quelle parti del mondo in cui sia giunta la notizia. Possiamo ben immaginare i sentimenti delle vittime e dei sopravvissuti. Per noi questi incresciosi avvenimenti non sono solo incidenti, ma li consideriamo una benedizione di Dio dalla quale possiamo trarre proficue lezioni, se lo vogliamo. Essi ci mostrano la spietata tragedia che si cela dietro l’apparente splendore della civiltà moderna. La frenetica corsa nella quale viviamo non ci lascia il tempo di considerare i veri risultati di avvenimenti quali quello che ha messo Parigi in lutto in questo periodo. Le vittime saranno presto dimenticate, e davvero in breve tempo Parigi tornerà a essere gaia come al solito, come se niente fosse successo. Quelli comunque che dedicheranno all’incidente, se così può essere definito, più di un pensiero passeggero, non potranno non rendersi conto che dietro a tutto quello splendore e a quelle scintillanti apparenze c’è qualcosa di estremamente vero che viene completamente ignorato. Per noi il significato è abbastanza chiaro, cioè tutti noi dobbiamo vivere la nostra vita attuale semplicemente per preparare un futuro ben più stabile e più vero. Niente di tutto ciò che la civiltà moderna può offrire in fatto di stabilità può rendere più sicuro ciò che è implicitamente incerto; se ci pensiamo bene, il vanto per le meravigliose invenzioni scientifiche, indubbiamente buone in se stesse è, dopo tutto, un vanto inutile. Esse non offrono niente di concreto all’umanità che lotta, e l’unica consolazione che si può trarre da tali benedizioni deriva solo da una salda fede non nella teoria, ma nella realtà dell’esistenza di una vita futura e della vera divinità. Vale la pena quindi di avere e di coltivare solo ciò che ci permette di comprendere il nostro Creatore e di sentire che, dopo tutto, non siamo altro che passeggeri su questa terra.

    Il 10 agosto 1903 un disastroso incidente nella metropolitana di Parigi causò la morte di 84 persone. Queste considerazioni furono scritte qualche giorno dopo. Sono convinto che qualsiasi persona dotata di buon senso non possa fare a meno di stupirsi per la straordinaria attualità dei concetti espressi ben 108 (centootto) anni or sono. Colui che ci halasciato questo prezioso pensiero fu un personaggio di uno spessore umano e culturale con pochi eguali. Un uomo il cui esempio di vita riaccende la fiammella della speranza nella genìa umana, un’anima eccelsa. Il mondo lo ha conosciuto e lo ricorda con l’appellativo di Mahatma (grande anima). Si chiamava Mohandas Karamchand Gandhi (1869 – 1948).
    Lunga vita pace e prosperità.
    giucap.

    • Giulio Capitano

      SPICCIOLI DI STORIA

      Viva l’Italia, l’Italia liberata, l’Italia unita

      Il 28 di maggio 1837 nel porto di Palermo approdò un Brigantino (Brigantino Archimede della Real Flotta) con un carico di legno proveniente da aree infette da colera. Non fu quella certamente la causa scatenante della diffusione del morbo anche in Sicilia ma tant’è ci fu subito chi approfittò dell’occasione per far circolare voci su presunti tentativi di avvelenamenti da parte dello Stato. In quella maledetta estate in molti centri della Sicilia, si accendono mucchi di paglia nelle strade e si tengono spicchi di aglio sotto il naso, nella convinzione che il fumo dell’una e l’odore dell’altro riescano a tenere lontani i germi del colera. Al primo accenno di diarrea, sintomo col quale si annuncia la malattia, si fa poi largo uso di olio di oliva e succo di limone, cui seguono decotti e infusi delle erbe più strane. Inevitabile corollario di questo stato d’animo è l’insorgere e il diffondersi di voci, dicerie, sospetti vaghi ma minacciosi. Si comincia a mormorare di complotti, si sussurra di sette misteriose. Si dice che a provocare il colera siano sostanze venefiche sparse nell’aria, nell’acqua e nei cibi da misteriosi agenti. Poi si parla apertamente di colera-veleno fatto diffondere dal governo come misura estrema messa deliberatamente in atto per ridurre le “bocche da sfamare”, il cui numero è cresciuto troppo rispetto ai mezzi di sussistenza disponibili. L’epidemia si propagandò in tutta l’isola con una virulenza tale che in diversi paesi e città si organizzarono delle ronde per impedire l’accesso ai forestieri. I morti cominciano a contarsi a migliaia e con l’aumento della mortalità e del panico tra la popolazione purtroppo i nemici del regno trovarono terreno fertile per creare una vera e propria psicosi collettiva. Ciò che il Manzoni magistralmente narra nel suo capolavoro, ambientato però due secoli addietro, di quanto accadde a Milano per la peste del 1628, si verificò a Palermo e in tutta la Sicilia. Si scatenò l’inferno, la caccia all’untore divenne feroce; linciaggi, furti, violenze, vendette private, assassinii, innocenti trucidati selvaggiamente a Bagheria, Misilmeri, Corleone e in tante altre località. La rivolta fu inevitabile e l’esercito dovette intervenire. Altro sangue versato. In questa come in altre queste circostanze vi fu la subdola regia dei nemici della Nazione Napoletana, e non come si vuol far credere da spontanei moti patriottici che pur ci furono (per fortuna con altri attori, con altri mezzi e, soprattutto, con altri fini): dai liberali ai democratici, dagli ex carbonari a massoni più o meno dichiarati, sobillati da uno Stato straniero con mire espansionistiche, governato da una classe dirigente che cercava uno sbocco per i propri interessi e che aveva tutta l’intenzione di spacciare una rivoluzione borghese per rurale.

      Lunga vita, pace e prosperità.

      • GIULIO CAPITANO

        SPICCIOLI DI STORIA

        Il Giorno dei giorni

        La fioca luce della candela, sorretta da mano tremolante, ha appena iniziato la sua battaglia contro tenebre plurimillenarie. L’oscurità regna incontrastata da 33 secoli in quel luogo da quando gli ultimi visitatori lo abbandonarono in fretta e furia lasciandosi dietro le spalle disordine, sogni infranti e probabilmente anche la loro vita. Profanatori!
        Lentamente cominciano a emergere dal fitto buio i contorni confusi ma minacciosi di sentinelle dalla pelle scura come la notte eterna che li circonda e armate di mazza e di lancia mentre, sulla parete di fronte, la fiammella proietta ombre terrificanti di animali mostruosi.
        Da un piccolo foro praticato sulla porta chiusa da tre mila anni, un uomo osserva estasiato, incapace persino di respirare, mentre i suoi compagni, due uomini e una donna, impazienti gli chiedono: ”Riuscite a vedere qualcosa?”. Dopo attimi esasperatamente interminabili, Howard Carter, archeologo inglese riuscì a rispondere soltanto: “Sì, cose meravigliose”.
        Il 26 novembre 1922, Howard Carter, con al fianco il finanziatore-mecenate Lord Carnarvon e sua figlia Lady Evelyn. videro quelle “cose meravigliose” che occupano un’ala intera del secondo piano del Museo del Cairo disturbando il sonno eterno di un ragazzo di 19 anni: Nebkheperure, al secolo Tutankhamon.
        Fra poco più di un mese quindi cadrà il 90 esimo anniversario della scoperta archeologica più famosa del Novecento. La Tutmania, in altre parole quel fenomeno di massa che contagiò ogni settore della società mondiale dall’arte all’architettura, dalla musica al cinema, dall’editoria alla moda non ha cessato di fare proseliti. Ancora oggi si vendono milioni di libri che hanno come oggetto l’antico Egitto, siano essi, romanzi di pura fantasia, saggi con serie basi scientifiche oppure teorie strampalate; si producono film, documentari, cartoni animati, gli artigiani orafi s’ispirano ai gioielli più famosi e il turismo culturale è la fonte primaria di reddito per l’Egitto.
        L’episodio che il vostro narratore vi ha raccontato con un pizzico di presuntuosa vivacità letteraria, è realmente accaduto e nei sogni di giovane studioso appassionato di egittologia, il faraone Tut ha certamente, perché nasconderlo, infiammato la sua fantasia spingendolo a seguire tracce misteriose alla ricerca di favolosi tesori e nuove scoperte sensazionali. In seguito però, la storia di questo sfortunatissimo ragazzo ha cominciato a colpirlo personalmente. Tutankhamon visse nel periodo più affascinante (a mio giudizio) della trimillenaria storia egizia, un’epoca segnata da profondi cambiamenti che sconvolsero radicalmente l’impianto sociale, politico, religioso e militare di quel popolo. Il suo predecessore – forse era pure suo padre – Akhenaton (il primo grande pensatore dell’umanità), aveva ripudiato tutti gli dei e inaugurato un periodo di monoteismo assolutamente rivoluzionario e precursore dei tempi. Troppo precursore. Il centro religioso di Karnak (il corrispondente del Vaticano, tanto per intenderci) perse tutti i suoi privilegi compreso le sovvenzioni statali e, cosa assolutamente inconcepibile (ma guarda un poco questi antichi, mica come i clericali di oggi che sono tutti pronti a pagare l’IMU), l’esenzione fiscale. Anche le spese per l’esercito furono drasticamente ridotte e i militari non furono più in grado di poter organizzare campagne annuali molto redditizie all’erario (seppur costosissime) ma soprattutto necessarie all’accrescimento del potere individuale. Insomma le maggiori caste del Paese si trovarono improvvisamente a fare i conti con un personaggio completamente diverso dai suoi predecessori e l’ostracismo fu feroce. Purtroppo per loro era il faraone, il dio vivente. Ma per loro fortuna era un uomo malato. Morì dopo soli 17 anni di regno. L’infanzia di Tutankhamon fu brevissima (a 9 anni fu incoronato faraone) e confinata dentro il palazzo reale della nuova capitale voluta da Akhenaton. Fu subito oggetto di forti pressioni psicologiche da parte degli ex poteri forti per un ritorno alla tradizione e morì misteriosamente (a mio avviso esistono molte probabilità che non si trattò di morte naturale, benché occorre specificare che tutta la sua famiglia non godette di eccellente salute) non ancora diciannovenne. Commoventi le immagini di momenti di affetto e tenerezza con la sua giovane moglie/bambina che troviamo scolpite nel famoso trono d’oro e in molti affreschi nella sua tomba. Re Tut è l’unico faraone che riposa ancora nella sua tomba, nella Valle dei Re e dall’esame della mummia risultò un’anomalia nel suo cranio, forse i resti di un forte colpo subito. Morì subito? Chi lo assistette nei momenti di agonia? Alla sua morte tutto tornò come prima e il processo di restaurazione iniziato da lui stesso (?! Ma avrebbe potuto un bambino gestire una situazione così delicata da solo?) terminò immediatamente. L’Egitto riebbe i suoi dei e i suoi generali ricominciarono l’espansione territoriale figlia di una politica imperialista che ebbe poi il suo culmine qualche tempo dopo con Ramsete II. Così va il mondo, o meglio, così andava 3500 anni fa.

  • Giulio Capitano

    Omaggio a Vittorio Laudadio

    Varcare la sottilissima e invisibile linea di confine che divide la vita dalla morte è, nella maggior parte dei casi, operazione tra le più semplici che esistano.
    Ci ammonisce l’evangelista Luca (12, 35-40) di stare sempre pronti, con la cintura ai fianchi e le lampade accese…..”Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli…”
    La morte è un evento naturale ma, davanti a lei, restiamo sempre sconcertati. E impotenti. E’ un fatto scomodo, la morte. Soprattutto quando giunge inattesa, come un ladro, e ci ripiomba nell’angoscioso mistero di sempre.
    Quando sabato mattina, sul sagrato del SGB, gli addetti hanno posto sul carrellino la bara di Vittorio Laudadio, qualcuno si è fatto il Segno della Croce, qualcun altro si è stretto ancor di più ai suoi congiunti, chi ha continuato a sussurrare con il vicino, chi ha finito di scambiarsi i saluti – già perché spesso queste sono circostanze in cui ci si rivede dopo tanto tempo – chi ha fissato gli occhi sul feretro immergendosi nelle proprie riflessioni. Indifferente, cinico, il mondo ha continuato a girare. Il campionato di calcio comincerà senza il sig. Laudadio, la gente continuerà a scannarsi anche senza di lui.
    Ho pensato che forse il mio Palermo conquisterà lo scudetto quando il Giucap non ci sarà più.

    Parrebbe che pochi momenti prima della morte di Papa Giovanni (quello della carezza ai bambini) il suo segretario si fosse inginocchiato al suo letto:
    “Santo Padre, sarò leale con Lei. Le dico che questo è il giorno del Signore, dell’incontro con Gesù”.
    Scoppiò in lacrime.
    Il Papa rispose:
    “Ma guardalo il mio segretario. Sembra tanto forte e invece si commuove quando deve dire al Papa la cosa più bella: oggi andrai in paradiso”.

    Amarcord era presente e ben rappresentato ai funerali del papà dei fratelli Laudadio. Ciononostante mi sento di esprimere ancora una volta a nome di tutti le nostre condoglianze.
    Che il Signore abbia misericordia di Vittorio.

    Giucap.

  • Giulio Capitano

    ONO SOLO …COINCIDENZE! … ANEDDOTI SENZA VALORE DI UNA SERA DI MEZZ’ESTATE.

    Ricordo, ancora giovinetto, di aver ricevuto in dono da mia madre una “graziella” bordeaux, una bicicletta nuova e fiammante tutta per me. La mia è una famiglia dalle origini modeste ( e qui l’aggettivo va inteso in senso eufemistico intriso com’è di una gran buona dose d’ottimismo) e per acquistarla mia madre s’indebitò per mesi.
    Un pomeriggio decisi di andare all’OVIESSE di via Rismondo con mia sorellina per comperare dei quaderni. Me matri mi ammonì:
    ”Giulio non andare per favore, il cuore me lo dice”.
    Andai. Mi rubarono la bicicletta.

    Qualche anno più tardi già giovanotto che travagghiava (e studiava) ricevetti in magazzino una telefonata (una volta non esistevano i cellulari – bei tempi, sic!):
    ”Giulio, to soro sono giorni che a scuola non ci va, uora mi attilifonò u presidente (leggasi Preside). Vado a Pigghiarla pi capiddi”. Ciao”.
    “Mamma ma unni minchia vai, unni cazzu vai a ruomperti i cuorna?”
    Riattaccò. Andò in centro, in una stradina adiacente il Duomo trovò mia sorella. Glielo aveva detto il cuore!

    Notte del 19 agosto 2011. Mi giro e rigiro fra le lenzuola senza sapere dare una risposta alla mia inquietudine. Ripenso a qualche preoccupazione dei giorni precedenti. Gli addosso la responsabilità, ma non prendo ugualmente sonno, non m’ arrinesce per nénti, mancu a cuntare i pecuri.
    Sono 11 anni che trascorro le vacanze in quel di Cattolica. Da 4 anni, nella chiesa dove vado a sentir Messa, v’è un giovane sacerdote che molto mi ricorda, per il particolare timbro di voce, il nostro amato don Antonio e per come si “muove” gli altrettanto amati don Tonino e don Paolo. Si voglia perché i “nostri” mi sono rimasti nel cuore, si voglia quel che accidente si voglia, questo prete mi ha colpito. Questo anno però, dopo quasi 20 giorni che sono a Cattolica, non sono ancora riuscito a incontrarlo.
    Sono le 4 del mattino, non resisto più nel letto. Mi suso e decido che per la prima volta in vita mia andrò a osservare l’alba al mare. Giungo sulla passeggiata del lungomare: in un angolo don Massimiliano, attorniato da un gruppetto di giovani, sta celebrando la Santa Messa. Al termine felice lo saluto. Il giorno successivo, sabato 20, sarebbe partito per un breve periodo di ferie. Al suo rientro con ogni probabilità sarà trasferito in un altro paese.
    Il cuore quella notte mi ha imposto di uscire di casa. Turbato raccontai “a nuttata” al don:
    ”Non è una coincidenza, Dio non fa mai le cose a caso!”.
    Accussì parlò don Massimiliano.

    In “Fantomas”, celebre serie televisiva di tanti (troppi) anni fa, il protagonista, impegnato a risolvere i misteri del Louvre, a un certo punto esclama (nella versione originale francese):
    “N’existent pas de coincidences. Jamais!”.
    Non ho una visione escatologica e millenarista della vita, sono però convinto che spesso risulta troppo semplice (e comodo) addossare responsabilità al caso, alla fortuna, alla coincidenza, al clima, a altre giustificazioni che vogliamo trovare.

    Mia madre ha Dio nel cuore. Io ho Dio nel cuore. Nel cuore di tutti gli uomini Dio ha eletto propria dimora. Se bussi lui ti apre la porta.
    Lunga vita, pace e prosperità.
    Giucap.

    PS: Caro Danilo fai bene a non credere alla non casualità degli eventi. Welcome to Amarcord.

  • Fabrizio Minunni

    Ho sempre creduto alla non casualità degli eventi e quel giorno quando capitai per lavoro all’Editoriale Domus fu proprio il destino a intervenire ancora una volta nella mia vita.Una voce, un nome, un segno di riconoscimento e in un attimo mi sono sentito galleggiare tra il battito spaurito del mio povero cuore e la commozione cerebrale della mia mente, ho lasciato a terra aspirapolvere e pezzi di ricambio con cui mi accingevo riparare una stampante di quella azienda, ho smesso i panni del lavoro per salutare la persona che mi aveva chiamato per nome.Era proprio lui non potevo credere ai miei occhi,il Fabrizio ma si Fabrizio Minunni,uno di via Mar Nero,uno del gruppo giovanile San Giovanni Bosco dell’oratorio di via Mar Nero in quel di Baggio.Che grande gioia ed emozione nello stesso tempo,poi la rispolverata ai ricordi agli amici ai bei tempi andati e mai dimenticati (e come si fa a dimenticare le cose belle della vita),con un incredibile (proprio roba da non credere!!)annuncio del Fabrizio:sai abbiamo creato un sito dove puoi trovare le foto di quegli anni e sabato prossimo 28.05.2011 ci sarà un raduno nel salone della nostra parrocchia dove verranno proiettate ben 600 foto di tutti noi ragazzi di mar nero-Nikolajevska,Danilo vieni non puoi certo mancare!!Sono tornato poi in me stesso ed ho ripreso il lavoro ma dentro avevo credo la stesso contentezza di quell’eunuco che nella Bibbia incontra Filippo.Quella sera ho perso un po’ di tempo a cercare questo benedetto sito che nè Fabrizio mi aveva detto nemmeno io ho domandato, talmente l’ubriacatura dell’incontro ci aveva storditi,poi trovatolo finalmente sono partito per buona parte di quella notte in uno struggente viaggio nel passato indimenticato e indimenticabile e che mai e poi mai avrei pensato di percorrere nella mia vita.Dopo è seguito naturalmente il raduno a cui sono arrivato non senza patemi d’animo o come mi piace dire scioponi atriali, saltando messa e pizzata causa altri impegni ma giungendo nel buio del salone con l’Enzino che bello bello fa l’annuncio a squarciagola del mio sopravvenire e di quello di mia moglie Maria.l’SGB, tutti i Don conosciuti,il gruppo giovanile,le ferie comunitarie,la 61 intesa come treno MM,le gite fuori porta e fuori d’Italia (vero Pino e Giovanni?),e altro ancora furono, sono e saranno motivo di ringraziamento eterno per nostro Signore Gesù Cristo,e tornando all’introduzione di questo mio pensare sono per me le impronte della sua presenza nella nostra esistenza (come pure credo anche nella ideata di questo contenitore virtuale e non).Certamente la mia vita continua,però adesso con una diversità in più,l’aver ritrovato un senso maggiore di continuità,a cui vorrei partecipare tutti quanti voi che l’avete a suo tempo resa così bella,e lancio una proposta quella di accedere e conoscere il sito http://fondazionerosangeladambrosio.org della quale io faccio parte come componente del comitato esecutivo,una fondazione nata un anno fa nella parrocchia San Silvestro dove vivo dal 1993 (anno in cui mi sono maritato),fondazione che racconta di come un immenso dolore possa cambiare grazie a Dio in un grande gesto d’Amore, e chissà in che cos’altro….Mando a tutti un abbraccio forte con la speranza di rivederci nuovamente,non farò certo mancare qualche altro pensiero.Sia lodato Gesù Cristo.Vi voglio bene il vostro SGBino Danilo

  • Giulio Capitano

    Buon Compleano Donna Enza

    Esistono persone (e di questo è cosa buona e giusta rendere grazie al Signore) che vivono in maniera assolutamente normale. Si sposano, crescono figli, lavorano, pagano il mutuo. Scandiscono i ritmi della propria quotidianità, come tutti, in perenne lotta contro il tempo tiranno con la frenesia che questa nostra società, foriera di stress e depressione, c’impone. Come tempo addietro scrisse Pino, tutti noi viviamo una vita difficile, qualcuno, però l’ha più difficile. La nostra Enza ha già dovuto combattere con coraggio e con paura sia in prima persona, sia indirettamente (una stretta familiare), contro la sorte avversa. Lontano dai riflettori e senza l’ausilio di araldi, banditori, trombette e manifesti, ritaglia ampi spazi temporali (e come accipicchia vi riesce ha davvero del prodigioso) per dedicarsi agli altri: due prove settimanali per i cantori, due Messe di Domenica per dirigere il coro, una scuola di canto da seguire, e ripetizioni a ragazzi/e della parrocchia e non che hanno bisogno del suo aiuto (GRATUITAMENTE perché: ”….dietro le ripetizioni private c’è una speculazione che non sopporto”). In uno splendido spettacolo teatrale (Dialogo tra un impegnato e un Non so), quel meraviglioso ARTISTA che fu Giorgio Gaber mette in contraddittorio due figure: l’impegnato, uomo un po’ “fuori” ma senza dubbi e contraddizioni sempre pronto alla pugna (e forse anche tanticchia bisognoso di una piccola ribalta) e il Non so, personaggio al sicuro dentro le mura domestiche che osserva pigro e pronto al giudizio gli affanni altrui. Enza, come Gaber, non è nessuno dei due personaggi, ma, senza velleità e manie di protagonismo dona quello sa e può fare ovvero il suo tempo, la sua competenza, la sua passione, cose semplici ma al contempo eccezionali e, restando in ambito amarcordiano, dispensa emozioni attraverso il suo coro magistralmente diretto con costante impegno, totale dedizione e amore. Il fedele si lascia accompagnare, felicemente turbato dalle armoniose voci, alla partecipazione alla Santa Messa e se a qualcuno di voi è capitato di assistere in questi anni alle SS Messe del Triduo Pasquale, può testimoniare come passioni, sentimenti e brividi montino alla stregua di una marea inarrestabile. Ha ben donde la dolce Manuela a scrivere che “Il coro di SGB è un fiore all’occhiello e dobbiamo esserne fieri”.
    Mercoledì 11 maggio Enza compie 38 o 39 anni, non ricordo. Fossero pure 40, cara Enza sei bella uguale e non li dimostri per nulla.
    Sempre facendo riferimento alla mail della biondona de noatri, al secolo Manuela Chierici, io vado alla Messa in SGB anche perché c’è il coro di Enza.
    Buon compleanno da tutto Amarcord.

  • Marco o meglio...Marchino....

    Quando avevamo poco e ci sentivamo di aver tutto….Ora si ha tutto o quasi ma ci manca quel poco di di una volta….Un piacere rivedere certi visi…a parte Goga

    • Giulio Capitano

      Marchino, era l’ora che ti facessi vivo, perchè, anche se quella sera della magnata insieme agli altri esauriti del 1965, non hai fatto altro che prendermi pu culo x questa iniziativa, ero certo che saresti tornato all’ovile. Vedi ora di fare un altro piccolo sforzo e recupera materiale fotografico e non (robe lecite…mi raccomando leghista maledetto)e coinvolgi anche gli altri. Sei uno dei pochi in Mar Nero che mi ha battuto a scacchi, quindi qualcosa di buono in quel cervello bacato deve pur esserci.
      Con affetto.

    • gianpaolo gomiero

      chi è???????

      • Giulio Capitano

        E finalmente anche il Giampaolo si è deciso a farsi un giro su Amarcord. Meglio tardi che mai…comunque grazie per aver mntenuto la parola. Per quanto riguarda la tua domanda su chi sia Marchino credo possa trattarsi di Restelli che come tu ben sai è sempre stato un burlone e sono certo che anche in questa occaasione abbia voluto semplicemente fare una battuta. Insomma scherzava, suvvia non fare il goga…Ricorda Giampaolo che 30 anni fa eravamo tutti dei ragazzotti e il tempo inesorabilmente passa per tutti e cambia molte cose…verrebbe da dire scurdammoci o passato, ma Amarcord nasce proprio per valorizzare quel tempo che fu e che mai più sarà con le esperienze positive e negative che hanno segnato quel periodo della nostra vita. Inutile dirti che sei il benvenuto e che ti aspettiamo il 28 maggio in SGB, appuntamento al quale non puoi e non devi mancare. Ci sarà anche quell’interista del Redionigi e magari potremmo approfittarne per organizzare un’altra delle nostre mitiche nottate a Risiko. Ricordi?

  • Giulio Capitano

    L’APOLOGIA DELLA DISPERAZIONE

    “Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se alcuno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui, perché il tempio di Dio, che siete voi, è santo” (Lettera ai Corinzi: 1Co 3:16-17)

    Quando una persona muore e la causa della sua morte sono le stesse sue mani, in chi riceve la notizia subentra sempre (…o quasi) un senso di smarrimento, d’inquietudine. Inevitabilmente ci si domanda il perché. Per una mente razionale è inconcepibile che l’istinto di sopravvivenza insito in ogni creatura sia sopraffatto da un gesto così drammaticamente e drasticamente autodistruttivo.
    Monicelli era un personaggio famoso, fisiologico quindi che della sua morte se ne sia parlato (e scritto) e se ne parlerà (e scriverà) molto (forse troppo).
    Sapete tutti ormai che il Giucap è un bigotto reazionario di pretaccio e che quindi la sua posizione su tematiche quali il suicidio, l’eutanasia, la pena di morte, l’aborto, etc. è facilmente intuibile: sta sempre e comunque con la vita, con il DIRITTO ALLA VITA. Questa comunque è la sua visione, e lascia il tempo che trova, è opinabile, sindacabile, non condivisibile ma, infine, è da rispettare. E’ la linea guida di una visione generale, poi, come ogni persona sensata, nel particolare ascolta e cerca di comprendere ma, soprattutto, l’obiettivo che il nostro omino dal nasone aquilino si pone, è quello di riuscire ad imparare a guardare l’altro con occhi sgombri dalle catarrate dell’egoismo in modo tale da potersi accorgere del dolore, dell’angoscia nel volto del vicino. Solo così, egli crede, si possa provare quella compassione , meglio quella pietas cristiana (che apre i cuori a non fare distinzione tra defunti, ma a sperare e pregare per tutti indistintamente) priva dalla voglia di emettere sentenze e aliena da pregiudizi. Senza fare apologia della disperazione, senza correre il rischio di una strumentalizzazione del dolore.
    La vita è un’alternanza tra sorrisi e lacrime, gioie e dolori, tristezza e felicità. A volte i tratti della vita frustano e incrinano il pentagramma del nostro divenire. Togliersi la vita è una libera scelta, non un diritto.
    Lunga vita, pace e prosperità.
    Giucap.

  • Comitato

    Cari,
    Amarcord vi tocca farne parte già da più o meno due anni, ormai.
    Siete stati “contagiati” dalla Grande Operazione Amarcord Mar Nero, ed è tutta colpa mia: io sono l’untore! Colui che vi ha infettato di struggenti ricordi, foto spettacolari e voi ci avete messo del vostro per fortuna: riconoscimenti nelle foto, perduti ricordi, anche piccoli aneddoti o racconti, partecipazione attiva, come e grazie ai miei primi complici, Fabrizio Minunni, Gabriele Minardi, Sandro Baraldi, Il Grande presidente Giovanni Genga e altri, abbastanza ancora vivi e svitati da tenermi botta subito e appoggiarmi con dedizione nel recuperare foto, nel contattare gente per organizzare il primo Grande Raduno Amarcord Mar Nero, nel lavoro di e-mail, telefonico, nel recuperare la disponibilità dei luoghi, dei miti insomma!
    Ma nessuno e dico NESSUNO ha mai stabilito e MAI stabilirà quale sia lo spirito di questo chiamiamolo dolce fenomeno, perchè l’amicizia ha solo le regole del cuore e del corpo di ogni animale vivo che siamo.
    Avete fatto bene per cui a esprimere le vostre richieste, opinioni, volontà, idee. Grazie.
    Come si conviene fra gente civile ed educata (e anche democratica, stile sociale ormai in via d’estinzione…) anche se per fortuna ancora con idee diverse, perchè essere diversi è risultato di ricchezza, non ostacolo. E la Storia lo ha sempre insegnato.
    E quindi come ci ha scritto Cristina:-…Mi piace ascoltare pareri uguali/diversi dai miei sull’andazzo del nostro paese oggi anche perchè è così difficile captare tutto quello che succede che un aiutino non fà mai male.-
    O come ci ha scritto Manuela:-…mi sembra che nonostante le idee tanto diverse e a volte proprio opposte tra molti di noi, ci sia proprio la voglia di esprimersi di confrontarsi, di ritrovarsi e di dire la propria, senza troppi timori e con grande libertà come una democrazia dovrebbe permettere.-
    Amarcord Mar Nero, nei giusti limiti del buon gusto, del rispetto reciproco, della non-violenza, del non offendere nessuno, è e sempre sarà, un luogo virtuale e non, di incontro, scambio di opinioni, saluti, ricordi e altro, di proposta e perchè no… di provocazione, di riflessione e di azione, di fatti… Per cui cari Gisella e Paolo i motivi di Amarcord li crea la vita, la gente, le cose intorno a noi, la nostra storia, per il semplice fatto che siamo vivi e pensanti, e amiamo vivere ancora in questa nostra Italia NONOSTANTE tutto.
    Per cui come è giusto che sia, per il bene e il rispetto che abbiamo per voi, si farà in modo che non vi arrivino più mail “indesiderate”.
    Ma come è giusto che sia, ci sono altri che continuano a vivere con in testa sempre la stessa parola: NONOSTANTE
    Perchè sono vivi NONOSTANTE, perchè pensano NONOSTANTE, perchè vogliono vivere del proprio lavoro e pagano le tasse NONOSTANTE, perchè vogliono sapere le verità NONOSTANTE, perchè non rubano e non vogliono iniziare a farlo perchè tanto chi più chi meno lo fanno tutti NONOSTANTE, e molti di noi, più tosti, più attivi, magari irriducibili, perchè ci credono ancora NONOSTANTE. E Amarcord è e sarà sempre anche loro.
    E allora come dice sempre il buon Giulio Capitano: Lunga vita e prosperità a tutti.
    Pino Pirro.

    • Giulio Capitano

      L’UNTORE

      Risulta estremamente arduo aggiungere alcunché a quanto esternato da Pino nella sua SUPERBA “lettera aperta” nomata Nonostante. Indipendentemente dal fatto che si tratti di una risposta ad una mail è, a mio sindacabile giudizio, un condensato di intelligenza, buona educazione, chiarezza e soprattutto fermezza. Già, perché con legittimo orgoglio e dovute maniere ha lanciato un monito: GIU’ LE MANI DA AMARCORD! La sua splendida creatura (ed un doveroso omaggio è necessario tributarlo ai suoi fidi collaboratori Izio, Gabry e Govanni – a proposito gioco tutti i venerdì con il “vecio” e vi assicuro che è ancora un’impresa passare dalle sue parti -) è apartitica, incolore, pedagogica. La pedagogia è una scienza dell’educazione che si occupa, tra le altre cose, della riflessione critica ed allora come non riconoscere che Pino è una mosca bianca in un panorama a tinte fosche: ci stimola a sforzarci di riflette con la nostra testa. Hanno scritto bene le nostre più giovincelle matricole, Cristina e Bruna, che sfruttano Amarcord anche come forma di aggiornamento e completamento delle notizie che passano i vari media. La differenza è che qua Pino ci chiede di dire la nostra (…se ci pare) mentre gli strumenti classici di informazione (eh già, io penso proprio che siano attrezzi di lavoro che vengono usati per proprio fine, ma questa è ovviamente una mia riflessione che lascia il tempo che trova) ti propinano una edulcorata versione dei fatti, magari con sfaccettature diverse a seconda di chi divulga. Come non ringraziare Amarcord per essere anche mezzo di diffusione di iniziative che noi, ragazzi noi tutti, non riusciremmo a far giungere proprio alla gente con cui abbiamo bene o male intrecciato gran parte della nostra vita. A Rosario farà sicuramente piacere ogni tanto vedere un volto noto a qualcuna delle sue serate culturali così come a Marina o anche al nostro amicone Don Tommaso che ci propone spesso una serie di incontri presso la sua parrocchia. La discussione implica per sua natura un confronto/scontro fra opinioni diverse; ed è proprio questa peculiarità la vera ricchezza come sottolinea con giustificata enfasi Pino. Chi conosce Giucap (ossia chi scrive) sa che è un inguaribile idealista romantico a volte stucchevole e spesso anche scassa cabasisi ma, per lui, Amarcord è diventato un appuntamento quotidiano salutare e indispensabile. A voi che leggete queste righe forse sorridendo dico che la stessa rabbia sto provando (Rino Gaetano – un grande – mi perdoni se ho abusato, parafrasandolo, di una sua strofa) nel vivere questi martoriati giorni ed è la stessa rabbia che ci trasmette Pino: rabbia costruttiva, rabbia che ci sprona a non far cadere tutto nell’oblio ma di continuare comunque a tirarla fuori per sentirci ancora qualcosa di diverso dal NULLA, per non essere soggetti passivi del divenire della vita. Su Amarcord il Giucap di cui sopra ha la possibilità di ritemprarsi l’anima tuffandosi nel ricordo, indispensabile componente della vita, nel rivedere e risentire amici della verde età e finalmente anche di affrontare il presente con gioie e dolori che lo compongono in maniera decisamente “adulta”. Ne ha i cabasisi chini di dover dialogare su argomenti che hanno per oggetto soltanto Inter e Milan o Grande Fratello o bellezze più o meno avvenenti. Caspita, la media qualitativa delle disquisizioni che si fanno durante la giornata è davvero mediocre. N’est pas?
      Ed allora carissimo Pino, per dirla con il Manzoni, VA POVERO UNTORELLO…. Continua così.
      Lunga vita, pace e prosperità.
      Giucap.

    • gianpaolo gomiero

      ho sempre sostenuto che il passato è stato stupendo è bello rivedere alcune foto,e vedere i commenti che lasciano alcune persone,che sinceramente non contano niente,perché come erano all’ora lo sono ancora….ho sempre odiato quelli che danno amicizia per proprio rendiconto,e all’epoca ce ne sono stati tanti,si può dire che pochi erano vere persone……Giulio se riesco a ritrovarle ti mando le foto che ho…..ciao!!!!

  • Cristina Falavigna

    Giulio ciao,
    imbuco oggi le poche e sbiadite fotografie che ho.
    Non avendo lo scanner colgo al balzo la tua disponibilità per il passaggio a Pino.
    Grazie in anticipo.
    Cristina Falavigna

    • Giulio Capitano

      Grande Cri, sei stata di parola! Onore a te. Sono andato a trovare mia madre e ho visto le foto. Reperti davvero preziosi che inoltrerò tempestivamente al Comitato chiedendo anche di inserirvi (tu, Paola e la dolce Bruna) nella mail-list così potrete ricevere anche voi la posta e soprattutto aiutarci ad individuare i soggetti (poco raccomandabili) delle foto. Io ne ho riconosciuto qualcuno, ma per la stragrande maggioranza…memoria offuscata dalle nebbie di un rincoglionimento senile ormai in fase acuta. Grazie per i saluti alle mie sorelle ed a mia madre la quale purtroppo non se la passa molto bene. Mi fa piacere però notare che la tua si mantiene ancora abbastanza bene. In ogni caso che Nostro Signore le mantenga ancora a lungo in questa valle di lacrime. Ti ricordi di quella volta (qualche decennio fa…sic) in cui decidemmo di fare i fighi ed andare al casinò e finimmo invece la serata in un baraccio di qualche paesino dell’hinterland (non ricordo proprio dove) sperduto nella nebbia? A me sembra proprio che anche tu facevi parte di quell’eroica spedizione insieme forse alla Paola, al figlio di Renato Passerini e qualche altro invasato però…vedi rincoglionimento di cui sopra…
      Lunga vita, pace e prosperità.

  • Giuseppe Poltini Santulli

    Ciao Cristina
    oltre ad essere un grande appassionato di culinaria,e per questo giro molto alla scoperta di nuovi posticini,faccio un lavoraccio…mi occupo di erario,e allora ho dato un occhiata inserendo nel mio terminale il tuo nome cognome…e ti ho trovata subito.
    Credo verrò presto a farti una visitina,in qualità di cliente e non di omino nero delle tasse.

    A presto

    • Giulio Capitano

      Cara Cristina e cara Paola, vecchie compagne alla scuola serale d’inglese (do you remember?) benvenute in questo sito, ritrovo di un’accozzaglia di randagi eremiti ex marneriani o ancora ivi residenti (notare la proprietà di linguaggio). Vi invito, come ho fatto con altri (in verità però pochi hanno mantenuto la promessa) a rovistare nei vostri bauli per scovare foto, ritagli di giornale, avvisi di taglia e quanto altro. Se avete difficoltà a scansionare e ad inviare via email al mitico, superbo, inimitabile, inarrivabile, irraggiungibile Pino Pirro potete metterle nella casella di posta di mia madre in via Mar Nero (Crisanti/Capitano) in una busta con sopra il mio nome. Ve le restrituirò con la stessa modalità. Per quanto riguarda Cristina,fossi in te mica mi fiderei di quel che ti dice Beppe: quello se viene da te a mangiare poi te lo presenta lui il conto con una bella cartella esattoriale. A vederlo oggi sembra proprio un bel gentiluomo (bell’uomo in verità lo è sempre stato) ma dietro i baffetti si nasconde l’animo di un pubblicano sempre a caccia di tasse da riscuotere. Abbracci.

      • Paola

        Ma ciao Giuliooooo!! Cerrrrrrrto che mi ricordo!!! Che sorpresaaaa! Come stanno le tue sorelle??? Son di corsa: prometto solennemente (mano sul cuore) che appena trovo le foto di ‘allora’ te le passo, giurin giuretta! Nel frattempo, ti mando una caro saluto (che ti prego di inoltrare alle tue ‘sorelline’ e alla mamma) e ti ringrazio! Questo sito è come una porta aperta sul cuore e sulla mitica Mar Nero ‘buone annate’! C

        • Giulio Capitano

          Carissima Paola, ciao. Anche a te grazie per i saluti alla mia famiglia ma adesso poche ciance e mettiti al lavoro nel mettere sottosopra casa tua per scovare tutto il materiale d’annata che hai imitando così la piccola grande Cri.
          Un paio d’informazioni: Patrizia, la più piccola delle mie sorelle, abita nei pressi di Lecco ed ha 4 figli (diconsi quattro!!! – non è mai stata troppo registrata lei), Giovanna vive a Vigevano con suo marito Sergio Bazzani ed ha un figlio di 20 anni purtroppo molto sfortunato ( dalle mie parti – Palermo – si dice che è figlio della fortuna, è un’atroce ironia il cui fine, almeno per chi conosce il carattere di noi siculi, è però di smorzare i toni specie se drammatici), mentre anche io sono sposato e sono orgogliosamente padre di una splendida signorina di 10 anni di nome Aurora. Spero comunque che al prossimo raduno (informazioni che provengono da fonti attendibili vicine al presidentissimo – il sempre-verde Giovanni Genga – mi confermano che il progetto è già in cantiere) possiamo vederci e riabbracciarci.
          Lunga vita, pace e prosperità.

          • paola

            Ma daaaai! Giulio, grazie delle news…mi hai spaccato il cuore, sai…. sono sempre di corsa (rispondo, quando posso, qui….) Non vedo l’ora di vedervi…chissà le tue sorelle se si ricordano di quando , con niente, da piccole passavamo le ore a fantasticare!!!! Cercherò le foto, promesso! Un bacione grande come una casa a tutti Voi….col cuore nel cuore!!

  • Giuseppe Poltini Santulli

    Cara Cristina
    tu cucini alla trattoria RESSI ?
    Ciao

    • Cristina Falavigna

      Grande Giuseppe, ciao
      ebbene si cucino proprio in trattoria ressi a Pavia, e tu come lo sai?? sei diventato nel frattempo un gastronauta???
      Mi fa piacerissimo risertirti/vi è come tornare indietro nel tempo facce e nomi che ormai non vedevo e pronunciavo da tempo ma tutto sempre nel mio cuore è SENTIRSI A CASA.
      Spero che ti vada tutto bene e al prossimo raduno ci saluteremo di persona
      A presto a tutti !!!!
      Cristina

  • Cristina Falavigna

    Dimenticavo, penso di avere qualche foto di qualche ritiro adesso apro il mio baule dei ricordi (l’ho veramente) e vi faccio sapere.
    Vi comunico anche un’altra cosina, strada facendo ho cambiato professione e metto a vostra disposizione la mia piccola esperienza nel caso qualcuno abbia bisogno di qualche consiglio culinario. Ebbene sì cucino per lavoro, mi piace da morire e non potrei svolgere nessun altro mestiere. Naturalmente i futuri consigli dati devono rimanere in via Mar Nero sapete…. segreti professionali.
    Baci a tutti
    Cristina Falavigna

    • maria paola ferrari

      Ciao Cri e…ciao a tutti!!! Sono Paola Ferrari (abitavo al civico 6, scala E anche io)…Grazie per l’emozione di questo sito!!!! (Merito tuo, come sai, rivivo i bei momenti già da tanti anni quando ricordiamo insieme Mar Nero….) che ‘magone’ ogni volta che torno in Via a salutare i miei genitori! Sembra ieri cavoliiiiiii!!!! da un bel pò vivo a Segrate (sono diventata moglie, mamma e impiegata)e devo ammettere che, per quanto ce la metta tutta, non mi sento ancora a ‘casa’ qui, tanto quanto invece accade quando ritono in Mar Nero….Con pochissime conoscenze sono ancora bene o male (causa poco tempo a disposizione)in contatto (poche ma ‘buone’ amiche, come allora) ma mi farà piacere qualora ‘ricomparissero’ altre vecchie conoscenze, bè…ci spero! Ciao a tutte/i, tuttissimissime/i !!! ^_^

    • Bruna

      Bella Cri, ce l’ho fatta!!! ma siccome gli anni passano ed io sono stordita… ho scritto non so dove e non in bacheca… vabbè…
      ho trovato una foto con mio fratello, che piccolo che era!!!
      Ci sentiamo a presto.
      A casa non ho il pc, ma la posta in ufficio la leggo sempre, tranne questa settimana perchè ho l’inserimento al nido di Matteo…
      ciao
      Bru

      • Cristina Falavigna

        Bruna ciao,
        siccome siamo stordite in due anch’io ti ho risposto non sò dove.
        Le foto puoi metterle in casella a Giulio Capitano del 6 (casella: Crisanti/Capitano) a suo nome, lui riuscirà a scannerizzarle e passarle alla redazione (Pino). Poi indica a quale casella te le deve rendere. Non vorrei sottolineare che noi del 6 siamo troppo organizzati.
        Baciotti a presto
        Cristina Falavigna

      • Paola

        Carramba che sorpresa!! la Brunaaaaaaa!!! Ma ciao, stelassaaaaaaaaa!!!! Che emozioneeeeeee!!!! Ci sei anche tuuuu! Un abbraccio a 6 giriiiii!!! Tramite Cri ho trovato questo sito ma…che sorprese grandiiiiiii! Non vedo l’ora di vedertiiiii!!! A prestissimoooooo

  • Cristina Falavigna

    Eccomiiiiii !!! non ci posso credere, il sogno che avevo in mente da tanto tempo in un pomeriggio ho scoperto che è già realtà.
    Scusate, dimenticavo, sono Cristina Falavigna Via Mar Nero 6 scala E
    Oggi accompagnando a casa mia mamma ho incontrato la Enza Lucisano e parla che ti riparla mi ha indicato questo sito che, insieme alla Margheritina Stigliano siamo subito andate a visitare. Bellissimo, quanti ricordi, siamo rimaste senza parole e alla fine avevamo la lacrimuccia. Naturalmente questa grande scoperta non poteva non avere una immediata pubblicità, infatti ho già girato l’informazione all’Anna Pellegrino e alla Paola Ferrari.
    A proposito io ho da tempo un altro sogno vi prego organizziamo una bella e sana PARTITA A CASTELLONE ??? naturalmente con pranzo annesso?
    Scusate l’irruenza del mio messaggio ma sono così felice….
    A presto

  • Giulio Capitano

    Hiroshima mon amour +

    Agosto, mese “vacanziero” per eccellenza; in questo arco temporale infatti la maggior parte degli italiani, per scelta o per obbligo, si concedono l’agognato periodo di ferie.
    “Staccano la spina” e si lasciano dietro le spalle per qualche settimana un anno costellato di tribolazioni, fatica, debiti, nevrosi, stress.
    Basta con il traffico caotico, i bus affollati e maleodoranti, il cartellino da timbrare, il centro commerciale al sabato, Santoro ed i suoi ingaggi, le varie isole ed arcipelaghi di personaggi più o meno famosi, la cronaca nera e quella rosa, la Borsa che sale e scende quasi fosse un ascensore mentre quella della spesa è sempre più vuota, i Verdi, i Viola, gli Azzurri, gli Arancioni, la politica che assomiglia sempre più ad una tavolozza dei colori, il caso Scaiola e il proprio mutuo da pagare (come non cedere alla tentazione di fare raffronti), gli onorevoli che vanno a trans e le lezioni sulla moralità (quella nostra, beninteso), la Sinistra e la Destra, Balotelli o Mou (non è una caramella ma l’ex allenatore dell’Inter), il timore che anche la tua azienda possa chiudere e lasciarti a casa, la crisi che non c’è ma intanto anche gli Stati dichiarano la bancarotta (per fortuna il nostro non corre questo rischio, almeno così ci assicurano…).
    Finalmente qualche giorno per purificare corpo, mente ed anima; l’occasione per volgere lo sguardo verso il proprio io, analizzarlo, approfittandone magari per fare due conti con la propria coscienza e perchè no, ricordarsi che Dio c’è e non va in vacanza; il pretesto per intraprendere un piccolo ma salutare percorso di meditazione sulle proprie storture, debolezze e povertà in spirito che ci attanagliano quotidianamente.
    Agosto è anche il mese in cui ogni anno instancabilmente, a dispetto dell’età e delle atroci sofferenze patite, gli Hibakusha (in giapponese i sopravvissuti alla bomba) rievocano l’orrenda e orrorifica esperienza vissuta. Sono uomini che hanno visto concretamente come potrebbe essere la fine del mondo, non erano al cinema per assistere alla proiezione di “The day after”.
    “Little boy” la bomba ad uranio 235 e “Fat man” la bomba basata sulla reazione del plutonio 239, lanciate rispettivamente su Hiroshima e Nagasaki, provocarono la morte istantanea di 350.000 persone uccidendone altre 500.000 nei mesi successivi. Oggi l’uomo ha la capacità tecnologica per costruire ordigni 1000 volte più potenti…
    No, questi fatti non possiamo e non dobbiamo dimenticarli neppure quando siamo in vacanza; è nostro obbligo dedicarvi almeno un pensiero, una preghiera, una riflessione.
    Quello di questo anno è il 65° mese di agosto da quello nefasto del 1945.
    Facciamo nostro quel “grido angosciato” che quel grande papa che fu Paolo VI (che combinazione morì proprio il 6 di agosto, giorno della prima bomba, quella su Hiroshima) levò in occasione del suo discorso tenuto in francese il 4/12/1965 all’assemblea generale delle Nazioni Unite: “Jamais plus la guerre, jamais plus la guerre…”.
    Chi scrive non è così ottuso da non comprendere che, sempre citando Paolo VI,:”Finchè l’uomo rimane l’essere debole e volubile e anche cattivo, quale spesso si dimostra, le armi della difesa saranno necessarie, purtroppo” ma, allo stesso tempo, prega che i potenti della terra si adoperino per la pace e invoca l’aiuto di Nostro Signore affinchè mai più l’uomo sia contro l’uomo (“Jamais plus les hommes contre les hommes).
    Lunga pace e prosperità.

  • semeraro pietro

    ciao sono semeraro pietro (NK5), ho avuto il vostro contatto da un’amica, spero di risentirvi…

  • Giulio Capitano

    Un semplice saluto

    Il ritiro spirituale dei gruppi adolescenti delle classi 1963/’64/’65 si tenne, per una tre giorni davvero intensa, presso l’Eremo di San Salvatore, un luogo davvero incantevole nei pressi di Erba (CO). Ricordo alcuni nomi dei molti partecipanti: Luca Granata, Marco Restelli, Daniele Bianchi, Michele Iannacci, etc. Don Paolo e don Giovanni. Non ricordo l’anno, ma potevo avere 15/16 anni, le ragnatele nel cervello, una rabbia smisurata ed esagerata contro tutto l’universo creato e magari pure quello in fase di creazione, rancore e disprezzo verso me stesso, l’animo martoriato da assurdi sensi di colpa, colmo di ferite interiori che solo il tempo hanno cicatrizzato (e alcune solo in parte) e di asprezza verso… omissis. Come sapete in questi ritiri erano don Paolo (nel caso specifico) oppure don Tonino che organizzavano i lavori, al termine dei quali ciascuno presentava una propria riflessione che veniva esaminata e commentata in “assemblea plenaria” da don Giovanni. Ebbene, scrissi delle grandi corbellerie e il dramma (almeno per me) era che sapevo benissimo che erano delle enormi minchiate e che non credevo a una sola parola di ciò che asserivo. Don Giovanni dedicò molto spazio, senza naturalmente citarmi, al mio pseudo testo, perché mi conosceva molto bene, conosceva la situazione difficile in cui versava la mia famiglia (e a lui, don Antonio prima e don Tonino successivamente, devo moltissimo come anche a suor Ester e suor Lucia per il loro aiuto…tangibile), sapeva che le mie erano solo le bizze malinconiche di un ragazzino che cercava solo di trovare la propria dimensione e, probabilmente, la necessità di colmare il vuoto dell’anima ricercando affannosamente affetto all’esterno attraverso l’unica arma che a quell’età si ha: mettersi in mostra facendo il bastian contrario per partito preso. Mentre commentava guardava tutti noi ragazzi, ma quando il suo sguardo cadeva per pochi istanti sopra di me, avevo l’impressione che penetrasse il mio essere. Ho rivisto don Giovanni lo scorso anno in occasione della festa della nostra comunità in cui celebrò la Santa Messa insieme a don Tonino. In Sacrestia, la processione per i saluti. Quando mi vide mi disse: “ Capitano, scusami, ma il tuo nome non lo ricordo però una faccia come la tua non si scorda mai”. Poi mi accarezzò il volto con entrambi le mani e sorrise. Non ho idea di cosa volesse dirmi, però mi ha turbato (in senso altamente positivo) parecchio.
    Aneddoti come questi, diciamolo pure, insignificanti, ciascuno può raccontarne a decine (e personalmente mi auguro di leggerli sul nostro sito), ne sono consapevole, ma la mia intenzione è semplicemente di fargli un omaggio e un saluto a cui faranno seguito, in forma privata, le mie preghiere. Arrivederci don Giovanni, lei resterà nei cuori di tutti noi.

    Oggi, Festa della Pentecoste, abbiamo organizzato un pic-nic in oratorio. Attorno alle 13 Pino Nardi mi chiedeva di far circolare attraverso Amarcord la triste notizia che il fondatore della nostra comunità era spirato durante la nottata. Lui ebbe la notizia da Rosario, pertanto presumo che ormai tutti ne siano a conoscenza. Nel pomeriggio io e Giovanni abbiamo parlato con don Giancarlo per alcune ipotesi riguardo i funerali. Appena in possesso di informazioni più dettagliate provvederemo a inoltrarle.

  • Comitato

    I funerali di Don Giovanni si svolgeranno martedì 25 maggio alle 9.00 in Duomo. La camera ardente sarà predisposta in arcivescovado domani a partire dalle ore 15.00.

  • Giulio Capitano

    Cara Franca, è davvero con immenso piacere notare che hai raccolto il mio invito a visitare Amarcord. Benvenuta tra noi. Adesso il prossimo passo è quello di scovare tra le cassapanche, gli armadi, gli abiti dismessi, i bauli in cantina, tutte le foto che hai e di farle pervenire o a me o inviarle scansionate (se hai la possibilità)al grande Pino Pirro. Secondo step: fai pressioni su quella eterna pazzariella della Maria Rosa (un abbraccio) nonché moglie di Lucio Tiezzi (ma come avrà poi fatto a sposarlo? Misteri da Voyager)e la sua degna compare Sonia a farsi vive anche loro. Aspettiamo a braccia aperte. Grazie di cuore,
    Caro Beppe, guarda che noi ogni venerdì giochiamo e tu sai dove trovarci, anzi Stefano, Andrea, Pietro e tutti gli altri mi chiedono spesso di te. Tira in mezzo anche quel fannullone di Bertino (anche se è neo sposo)e fatevi sentire. Siete voi che siete uomini super impegnati. Questo vale anche per Gianmarco.
    Lunga vita e prosperità a tutti.

    • Pino Pirro

      Meno male che ci siete voi più giovini a dare un po’ di movimento al sito che langue già da un po’ di tempo… Benvenuta a Franca anche se non la conosco (o magari non la ricordo a causa della mia demenza senile che avanza…) Colgo l’occasione per salutare il Santulli e il Bertino e tutti i giovini che ho avuto il paicere e la soddisfazione di vedere affluire caldissimi sul sito Amarcord Mar Nero. Fate di tutto per obbedire alla richiesta di foto fatta dal grande Giulio che ci permetterà di portare avanti la nostra operazione Amarcord di ricordi fotografici. Hasta la vista. Pino.

  • Giuseppe Poltini Santulli

    Ciao Franca come stai?
    Certo che mi ricordo di te,per quel che riguarda il tuo passare inosservata…avrei almeno un nome di un baldanzoso giovanotto che mostrava interesse nei tuo confronti,ma tu eri molto timida.
    Per Giulio
    allora la organizziamo questa partita con serata,fammi sapere.

    • Franca De Cesare

      Ciao Giuseppe, io sto molto bene, sono sposata da ben 16 anni ma …niente figli e non sono riuscita ad allontanarmi troppo da Via Mar Nero, abito infatti in Forze Armate.
      Hai ragione sul baldanzoso giovanotto……quanti ricordi…..
      Ciaoooo

  • Franca De Cesare

    Ciao a tutti, sono Franca De Cesare sono nata e cresciuta in Via Mar Nero, 6. Stamattina vado a trovare i miei genitori e chi ti incontro???? Giulio Capitano……….quanti anni erano Giulio?? E così mi racconta di questo fantastico blog…… bella idea avete avuto. Io sono classe ’67 potrei dire che faccio parte delle “piccoline” che frequentavano l’SGB, facevo parte del gruppetto con Maria Rosa Bosco, Franca Mora, Margherita Stigliano,Stefania Stigliano, Florinda etc, facevo parte del coro con la mitica Suor Giovanna, quanto mi piaceva cantare………per il resto ero timidissima e passavo inosservata. Che dire, io mi sono sempre sentita una privilegiata ad aver frequentato l’oratorio di San Giovanni Bosco, aver conosciuto e frequentato tanti ragazzi e ragazze che mi hanno aiutato a crescere.
    Giuseppe Santulli…….ti ricordi di me??? Quando alle elementari mi rompevi le scatole ogni giorno all’uscita di scuola??? Ogni tanto vedo qualcuno, in primis Pompeo che è un’istituzione in Via Mar Nero, Maurizio Basili….ed ogni volta è un’emozione.
    Con le ragazze l’unica con cui mi sento e vedo regolarmente è Maria Rosa e la Sonia Citino ed ogni volta un ricordo scappa sempre.
    Grazie ancora Giulio per avermi detto di questo blog e complimenti a chi ha ideato tutto.
    Un saluto e un abbraccio a tutti.
    Franca

  • Leonardo Bertino

    emozioni e magone
    ciao a tutti sono Leonardo (leo) Bertino,
    mi sono imbattuto in questo blog per caso e non immaginate quante emozioni e ricordi ha scatenato in me leggere commenti(li ho letti tutti) vedere foto e ricordare il mio orgoglioso passato di abitante della mitica via Mar Nero…….
    ovviamente io “appartenevo” a quelli appena un po’ piu’ piccoli i vari Padalino Santulli Maccarone Casali Cavallini e potrei continuare a oltranza e che ovviamente abbraccio tutti con affetto immenso affetto e nostalgia……
    per il momento mi fermo qui…volevo solo lasciare una mia impronta e testimonianza di 20 anni di militanza
    un caro saluto a tutti e complimenti

    • Giulio Capitano

      Ma vieni, finalmente anche il grande Leo tra noi. Acchiappa tutti quei fetenti del ’66 e successivi e portali tra noi. Con Andrea Casali, Pietro, Stefano, Guido e gentaglia varia giochiamo tutti i venerdì a calcetto ore 21 all’arci olmi e mi hanno promesso migliaia di volte che avrebbero mandato almeno un saluto. Ma sono dei cazzoni e io sono troppo piccolo per menarli. Tu invece.. Procura tutte le foto che hai e inviale tramite mail oppure dalle a me o a Giovanni Genga o inventati qualcosa, ma cacciale fuori. Benvenuto.

    • Pino Pirro

      Leo Bertino Presente! Benvenuto in questo sito di vecchi pazzi! Sono proprio contento di trovarti qui, tornato all’ovile brutto figliol prodigo che non sei altro! E adesso vedi di obbedire agli ordini del veterano Giulio Capitano (di cognome e di fatto..)che ti ha imposto di trovare delle foto e farle pervenire o scansionate o proprio fisicamente in carta al nostro agente segreto a Cuba il grande Giovanni Genga, e se riesci procura anche quelle di altri ex marneriani che vabenistess, poi ci penseremo noi a inserirle tra i grandi reperti fotografici del sito. Ciao e scattare!

  • Comitato

    Ciao a tutti!

    Sono Sara Laudadio, la figlia di Giuseppe e Maria Amenduni. Ho sentito parlare dei vostri incontri e ho visto il blog che avete creato … una bellissima idea!

    Avete pubblicato vecchie foto, vi siete trovati per cena, vi sentite spesso, organizzate partite di calcio … perchè non una bella gita fuori porta tutti assieme, magari assieme ad un “vecchio amico”?

    Vi spiego subito. Assieme a Fabiana Bancone (figlia di Mauro e Gabriella Pinotti) stiamo pensando di avviare un’attività turistica in Albania e per la prossima estate proporremo dei tour più o meno guidati nel cosiddetto paese delle aquile.

    Come mai proprio l’Albania? Perchè lo abbiamo conosciuto anni fa grazie ad una persona che conoscete bene … don Tonino. Ce ne siamo innamorate … soprattutto Fabiana che si è sposata con un ragazzo di lì, siamo tornate più volte e ora vorremmo sviluppare un’attività che possa creare dei legami tra i due paesi.

    Perchè proporlo proprio a voi? Perchè pensiamo che potrebbe essere un modo per conoscere i luoghi dove don Tonino ha operato per anni, luoghi che conosce bene e che ama; un modo per rifare – anche assieme a lui – una di quelle famose gite. Don Tonino non è i diretto organizzatore ma ci ha dato il “là”, alcune idee, i primi contatti e ovviamente il supporto per continuare.

    A questo punto vi starete chiedendo a che titolo vi facciamo una proposta del genere. Beh, per farla molto breve, siamo due laureate (io scienze politiche e turismo; Fabiana in Archeologia) con pochi soldi in tasca e tanti sogni in testa.

    Vi potrebbe interessare?

    Per qualsiasi ulteriore info: rara84@email.it

    Sara

  • Gianmarco Pirro

    Ciao Giuseppe..io tutto bene!…bella la tua idea della partita..vedo di portare anche il “peso” Angelo Cavallini!!…si può organizzare..

    Caro Giulio mi spiace davvero molto di quello che mi dici di Marco..ci conosciamo dall’asilo..e credo che anche tu c’eri..se non sbaglio eri nei rossi??..beh io nei rosa!…e marco con calvano..ricciardi..nei blu…..c’è ancora quell’asilo in forze armate eh!
    Un saluto a tutti!

    Gianmarco Pirro

    • Giulio Capitano

      Complimenti alla tua memoria caro Gianmarco. Verissimo, io ero nei rossi e con me c’era il povero Pasquale Auletta, una delle prime fragili vite stroncate nella nostra Mar Nero dalla bianca assassina. Calvano invece, per passare a qualcosa di meno drammatico, è venuto fuori dalle pesanti esperienze passate con Marco dall’altra parte dell’oceano, alla grande. Ha persino preso una laurea. Per la partita, noi, tutti i venerdì giochiamo a calcetto, con Stefano Pedalino, Andrea Casali, Pietro Maccarone, Giovanni Genga, Enzo De Simone e una volta è persino venuto il mitico Santulli. Beppe però è molto impegnato, ma spero che abbia veramente voglia di farla questa partita. L’asilo esiste ancora in via Bianca Milesi. Un abbraccio.

    • Giuseppe Poltini Santulli

      Ciao Giulio
      ciao Gianmarco e auguri a tutti.
      Per la partita direi di aspettare l’arrivo della primavera,possiamo aggiornarci verso Aprile,periodo in cui anche i miei impegni calano,e organizzare.
      Ciao

  • Pino Pirro

    Gente di Amarcord Mar Nero, fratelli e sorelle nei ricordi dei bei tempi ruggenti che furono, abbiamo URGENTEMENTE bisogno di nuovo materiale fotografico o diapositive (vi ricordate che allora esistevano?) per poter continuare la felice OPERAZIONE AMARCORD.
    Il nostro grande Webmaster Ing. Gabriele Minardi ha già fatto un’appello straziante alla sezione “Donazioni” (ma non volevamo soldi, non vi agitate prima del tempo…), ma è arrivata pochissima ciccia, anche se buonissima che vedrete presto prossimamente sui vostri schermi.
    Se riuscite a mandarmi all’indirizzo pino.pirro@tin.it addirittura le foto/diapo già scansionate, sarebbe fantastico! Come vi vengono, vi vengono…anche se brutte non importa, poi io cercherò di sistemarle con un programmino giusto di correzione fotografica, che uso regolarmente.
    FORZAGGGIOVANI! Aprire quelle squallide scatole di latta dei biscotti in cui tenete le vecchie foto, Smembrate i vostri vecchi album con il celofan che si attacca sulle foto ingiallite di gloria, trafugate uno scannero da qualche parte e fateci sognare i bei tempi di Mar Nero!
    Se invece non riuscite a proprio scansionarle, date proprio le foto a Giovanni Genga, via Mar Nero 8, Milano provincia di Baggio, poi state tranquilli che ve le ridà, che è sempre stato un gran signore lo sapete bene!
    Su, superate un po’ di pigrizia o timidezza o svogliatezza, noi aspettiamo in trepidazione le vostre perle. Ciao e grazie. Pino Pirro

  • Silvio

    Vi comunico che sul sito: http://www.photovat.com/
    ci sono le foto della cerimonia di ordinazione di Mons. Gabriele Caccia.
    Basta cliccare sul link “galleria” e scegliere se vedere le foto della cerimonia o quelle del ricevimento.
    Un caloroso (visto l’approssimarsi della stagione fredda) saluto a tutti. Silvio

  • Giulio Capitano

    Grannissimo fituso di Beppe Santulli, avi a portare rispetto per i più grandi, cca quannu io illuminavo le platee tu ancora facivi i pupazzini cca mierda! Grande Beppe, così conosci caponata e pasta cca muddica? E che ne dici della pasta con le sarde? Roba da palati fini che Stefano Padalino e i suoi amici polentoni manco possono sognarselo. La tua è una splendida idea che penso valga proprio la pena di realizzarla. Credo però che dobbiamo al massimo disputarla a 7 contro 7 con almeno la possibilità di 6 cambi rotanti tipo basket. Concordo sull’eventuale ambulanza a bordo campo. Io le ferie non le ho ancora finite ma penso sempre con piacere a tutti voi tra una bracciata e l’altra. Caro Gianmarco il ns comune amico Marco purtroppo non si è mai più ripreso dopo la tragica avventura oltreoceano di 25 anni fa. E’, purtroppo rimasto una povera anima in pena in balia di farmaci, dottori e, ahinoi alcool. Che Nostro Signore abbia misericordia di lui e porti conforto alla sua famiglia. Un abbraccio a tutti.

  • Giuseppe Poltini Santulli

    Ciao Gianmarco,certo che mi ricordo di te,tutto bene?
    Giulio ,tra una caponata e una pasta cà muddica,vai a fare una corsetta,ti ho visto un pò affaticato nella partitella tra zombie e cani malati dello scorso mese di Luglio.
    Ciao Angelo Cavallini,superbo suonatore di pianola,come passa?
    Perchè non si organizza una bella sfida a calcio tra “giovani”ed “anziani” con cena e grande bevuta? E visto lo stato fisico di alcuni,anche la presenza di una bella auto medica….
    Saluti a tutti da chi le vacanze le ha già terminate,ciao.

  • Giulio Capitano

    Innannzi tutto un caro saluto a tutti da quel di Cattolica dove sto gustando una splendida vacanza con la mia famigliola. Auguro a tutti altrettanto. Caro Gianmarco hai ragione, nell’elenco vanno inseriti anche Guido, con il quale ogni tanto faccio ancora qualche partitella a calcetto, e Stigliano. Quando dico Mar nero intendo, come giustamente afferma proprio tuo fratello il mitico Pino, tutto il quartiere, compreso quindi Viterbo, Cividale etc. Un altro nome di buon portiere potrebbe essere quello di Nello Campo. Te lo ricordi? Ciao e spero di incontrarti al prossimo raduno. Pace e prosperità a tutti.

  • sergio bazzani

    dall’archivio di Sergio Bazzani: Ho Trovato Tre Foto Risalenti ai primi anni ottanta.
    Nella prima siamo a Firenze, e si riconoscono da sinistra a destra Mario Tario, Franco Puglia, Claudio Vomiero, Carlo Cellamare, Sergio Bazzani, e Massimo Re Dionigi.
    Nella Seconda siamo sull’Appennino Modenese nell’estate ‘ 84 e si riconoscono la Germana Gioia, Massimo Re Dionigi, mio fratello Stefano Bazzani, mia moglie Giovanna Capitano e Mario Mandelli.

  • Lavinia

    ciao a tutti, io non c’entro niente qui, ma ho visto Pino e non ho resistito…
    Pinoooooo!
    Ho guardato un po’ di foto e ho riconosciuto molte facce, anche se la memoria non mi aiuta con i nomi…. sono contenta di vedere che finalmente hai messo qualche chilo su quel fisico da eterno adolescente (io ne ho messi una ventina…) Mario invece sembra atterrato direttamente con la macchina del tempo!
    Possiamo fare un po’ di sano spettegulèss meno pubblicamente?
    ciao ciao
    Lavinia

  • Pino Pirro

    Aho, Angelocafallino tidevi portare rispett’ agli esemblari più vecchi de te, che stai attent’ che se si mettono, ancora la biada ti danno, allocchio!
    Statt’accuort’ Pino

  • Gianmarco Pirro

    Caro Giulio…tutti i grandi portieri di mar nero hai nominato…anche se Redionigi era di Nikolajevka eh! 😉
    Beh io volevo ricordare anche Guidone Veresani e Leonardo Stigliano…non erano male….e anche Carlino chi si ricorda quando era tranquillo!

    Volevo chiederti già al raduno e mi sono dimenticato di Marco Albore…sai che fine ha fatto?..l’ultima volta che lo vidi a baggio non era messo bene….ci terrei eravamo amici..giocavamo nella stessa squadra….fammi sapere..grazie!
    Gianmarco

  • Gianmarco Pirro

    Ueee Beppe Santulli…spero ti ricordi di me!
    Giocavamo insieme al csi con Angelo, Stefano, Pietro..Andrea…Leo..Gilberto..Luciano…beh ho detto tutta la squadra!
    Vi ricordate le magliette gialle strette che ogni partita a Pietro dovevamo metterla in 2!!!
    E le espulsioni di Luciano che non stava mai zitto??..però quanti gol..
    E qualche gol preso da te Beppe…però non avevi una gran difesa davanti!

    Speriamo a presto un abbraccio a tutti
    Gianmarco

    PS. azzo non mi ricordo la faccisa di Giuseppe Zulli

  • angelo cavallini

    Grande Beppe Santulli!!!!
    Finalmente rispuntiamo noi nati negli anni 66!!!!
    Un caro saluto a tutti e magari arrivederci a Settembre.
    Un saluto anche ai nonnetti Pino,Mario e zio Gabry

  • Giuseppe Poltini Santulli

    Giulio ora ti riconosco
    questo è il terrone che ricordavo,grande.
    Mi sono sposato nel 1997 ho un bimbo di 10 anni e vivo a Cesano Boscone,mia mamma vive ancora in via.Al prossimo raduno non mancherò,promesso.
    Ciao a tutti

  • Giulio Capitano

    Bedda Matri, Giuseppe Santulli! Minchia arristai comu chiddu cca cià vitti a so suoro (sono rimasto come quello che l’ha vista a sua sorella). Chistu è un avutro dei mitici numero1 di via mar nero che all’epoca era una vera e propria fucina di super portieri: dopo l’immenso Roby Verza (spero che nessuno si senta offeso), grandi sono stati pure Massimo Redionigi, Luca Guerra, te mio caro amico dei bei tempi andati e non dimentichiamo anche Danilo Cornalba. Tu che fine facisti? Ti maritasti? Picciriddri? Unni vivi, in continente oppure forestiero pure tu sei? Buttana di chidda buttanazza, stu sito sta diventando trropppo beddu. Se la prossima volta che il Comitato organizza un raduno e non vieni… a schifio finisce. Se non capisci quello che ho scritto contatta Stefano Padalino che finalmente si è fissato pure lui con la Padania. E’ ora di finirla con sti terun… Un caro abbraccio. Caccia fuori tutte le foto che hai e spediscile oppure contatta qualcuno.

  • Giuseppe Poltini Santulli

    Ciao Roby si ero io il PORTINAIO che cercava ma non trovava mai il pallone…..
    Ciao

  • roby verza

    ciao a tutti quanti
    ciao Poltini…….
    non mi ricordo se sei tu quel portiere scarso che cercava di parare qualche pallone oppure no
    sono passati tanti anni ma mi sembra proprio che sei tu…
    a parte gli scherzi
    un saluto a tutti
    Roby Verza

  • Zulli Giuseppe

    scusa mio email non e stao scritto
    zullifamily@katamail.com o anche shelloilmunj@campbell.net

  • Zulli Giuseppe

    ciao Giuseppe come stai,e gli altri del cortile come sono.Caspita 27 anni tanti anni,io sono in Nuova Zelanda ora ho sposato e ho due bimbe lavoro in oil refinery center shell e faccio sempre turni notturni e dura ma si guadagna molto bene. Abito nella isola di Campbell in una bella casa vicino allo oceano,caspita che bello che ti ho incontrato.Tu dove sei sempre a Milano e cosa lavori ti sei sposato,ho tante cose da chiedere ma ho troppa felicità ora e non ricordo bene.Ti ricordi quanti giochi facevamo in cortile e le ragazze,che belli tempi.Raccontami tutto quando scrivi e se vuoi scrivi al mio mail o anche a
    aspetto ciao un grande abraccio
    all the best for you

  • Giuseppe Poltini Santulli

    Ciao a tutti sono Giuseppe Santulli,abitavo in Mar Nero 11,ho un bel ricordo degli anni dell’oratorio e di tutti voi,anche se un pò più vecchietti di me,io facevo parte del gruppo,Padalino,Bertino,Casali,Cavallini,De Benedettis,Maccarrone ecc…insomma quelli più giovani.
    Ricordo anche Giuseppe Zulli che ora scrive dall’altra parte del mondo,come stai Beppe? Mi sembra molto bene,sono passati 27 anni…..una vita.
    Mi è spiaciuto aver saputo solo ora del ritrovo,vi avrei partecipato volentieri,sarà per il prossimo,vedo che il buon Giulio è in formissima e scrive poemi alla memoria…è passata veramente una vita.
    Vi saluto tutti con un grosso abbraccio e un bel pò di nostalgia,ciao.

  • Zulli Giuseppe

    Ciao Giulio
    ti dico grazie per le notizie che hai dato,mi spiace molto per Enrico triste.
    Qui la notte non passa e allora scrivo qualche cosa su via mar nero,ricordo che cera il panettiere che dava la focacia con la chewingum quando andavo a scuola,il bar del porticato con il jubox ricordo la farmhouse dietro loratorio dove andavamo a rubare piante di corn e poi con il fuoco le cucinavamo,belli questi ricordi.Ricordo tanta nebbia e tanto freddo di inverno,tante partite a street soccer e tante risate.
    Salutami tanto Stefano e chiedi se ricorda gli altri ragazzi e se vuole scrivere qui,io scrivero sempre e molto bello per me.
    I hope that you will write soon.thanks of everything

  • Giulio Capitano

    Ciao, Giuseppe mi unisco ai saluti di Pino e Fabrizio. Parlerò di te a Pompeo e Stefano Padalino che vedo ancora molto spesso. Stefano ha avuto tre gemelli che hanno 9 anni come mia figlia che dal nido alle elementari ne ha avuto sempre uno dei tre nella sua classe. Il venerdì giochiamo ancora assieme a calcetto (o almeno facciamo finta di provarci). Pompeo invece è praticamente rimasto quello del 1982, scapolone d’oro, fisico asciutto e latin lover (almeno lui crede sia così…). Di Enrico Gramazio devo purtroppo dirti che ormai da più di 20 anni non c’è più, anche lui, come tanti altri nostri compagni di quartiere, vittima della bianca assassina. Non mi ricordo esattamente di te, ma sicuramente ci siamo frequentati visto che abbiamo amici in comune e della stessa età. Colgo ancora una volta l’occasione per fare i complimenti al nostro comitato perchè hanno davvero creato un qualcosa che supera tutti i confini, non solo della fantasia, ma come abbiamo già visto in almeno due occasioni, anche geografici. E la gioia che traspare dalle tue parole credo che giustamente debba inorgoglire i nostri cari Fabrizio, Pino, Giovanni e Sandro. Manco loro sanno cosa hanno combinato.
    All the best for you and your family.
    Thanks.

  • Zulli Giuseppe

    Ciao Pino purtroppo non ho fhoto di vecchi tempi,mando sicuramente qualche nuova all’indirizzo. Veramente non credete quanta gioia sia per me poter pensare che ci sia qualcuno in Milano che posso parlare,caspita che emozione.Qui è un mondo molto bello ma mi manca e ora ancora di più l’Italia,mi piacerebbe vedere come è adesso via mar nero io abitavo nelle case marroni difronte alla chiesa e penso abitavano molti ragazzi delloratorio anche li.Andavo a scuola in elementari dove erano i giardini e alle medie alla catullo dove cera il lago,poi sono andato via.Io non vengo dal 1982 in Italia i miei genitori vivono ancora in U.S.A. e io vado una volta anno a trovarli,ma in Italia non ho più nessuno,mia nonna è morta tanti anni fa e viveva a Cassino.
    Prego se potete mettere fhoto di come è adesso la via
    All the best for you and your family
    Grazie

  • Pino

    Ciao Giuseppe,
    io confesso che non mi ricordo molto bene di te, ma fa un piacere immenso un messaggio fin dalla Nuova Zelanda!!! Trova il modo di fare scansione digitale di alcune tue foto di uei tempi e anche di adesso e mandale a Fabrizio di cui hai l’indirizzo e-mail sul sito, così cercheremo anche noi vecchietti di ricordare…
    Siamo felicissimi del piacere che ti fa vedere tutte queste foto di allora e questo da un grandissimo senso a tutto questo lavoro che abbiamo fatto un po’ per gioco, un po’ per piacere. Anche io ricordo tutti i nomi dei vecchi ragazzi di Via Mar Nero che hai fatto, ma adesso è importante ricordare anche chi sei tu, la tua faccia. Noi aspettiamo le tue foto. Anche tu cerca di stare bene dall’altra parte del mondo. Un caro saluto anche alle tue bimbe e a tua moglie.
    Ciao e grazie. Pino Pirro.

  • Zulli Giuseppe

    Grazie Fabrizio è bello per me posso parlare con qualcuno della via mar nero,qui in New Zealand io lavoro in oil refinery center e faccio i turni notturni.Ora posso scrivere così il mio tempo passa prima,ho guardato tutte le fhoto e ho visto faccie che conosco.Io ricordo di quei tempi,Padalino Stefano -Ottone Alessandro -Negri Andrea -Zucchelli Marco- Santulli Giuseppe-Pompeo-Enrico Gramazzio -Riccardo Orsi e don Paolo e don Giovanni questi sono ricordi che ho e che mi farebbe piacere trovare.Voi li vedete ancora?Era tutti ragazzi della via,io sono partito con i miei genitori nel luglio 1982 per New York dove mio padre aveva lavoro,poi nel 1998 sono andato via e sono giunto qui.Mi sono sposato e ho due figlie,mi piacerebbe trovare qualcuno dei ragazzi.Grazie ancora
    All the best for you

  • fabrizio

    Ciao Giuseppe,
    ci fa molto piacere il tuo saluto da lontano!
    Ormai via Mar Nero è famosa nel mondo !!!
    Anche tu non ti ricorderai di noi, ma non è importante. QUello che conta è rivedere i luoghi, le persone, se stessi dopo “qualche” anno e rituffarsi nei bei ricordi!
    Se poi vuoi mandarci una tua foto dell’epoca o di adesso presso minunni@edidomus.it, ci fa solo piacere.
    Seguici sul sito ciao!! FAbrizio

  • Zulli Giuseppe

    Io al raduno non c’ero perchè troppa distanza che mi divide da Milano,ora vivo in Nuova zelanda e manco dal nostro paese dal 1982.
    Voi credo non ricordiate di me,ma io guardando queste foto,ho pianto di nostalgia e di gioia.
    Non ho frequenza molto oratorio e voi ragazzi,e di questo ora ne sono molto ferito,io avevo casa in via mar nero 17 ,ho trovato questo sito navigando in google e inserendo via mar nero,non immagginavo di trovare tutto queste cose.
    Vi mando un grande bacio eun caldo abbraccio,scusate per errori d’italiano ma e raro per me scrivere nella nostra lingua.
    Ciao da Campbell New Zeland
    All the best for you

  • Pino

    Cos’è la semiotica una malattia grave? Se c’è un vaccino me lo faccio che sono già abbastanza malato di mio… quindi è meglio che prevengo…

  • Giulio Capitano

    Caro Pino, noto che anche tu, in quanto ad uso di sostanze ehm, diciamo così alternative, non scherzi per niente. No, amico mio, sono io, anzi siamo noi tutti che dobbiamo ringraziare voi del Comitato per questo “gioco tra vecchi amici”.
    Ed onore a te per questa preziosa appendice alla mia lettera aperta, in cui tu ricordi e citi nomi che anche io ho conosciuto di persona, nomi che fanno parte di una lista, che come opportunamente sottolinei é purtroppo molto più ampia. E davvero, senza abusare della retorica a basso costo, avete regalato qualcosa di veramente prezioso, da custodire gelosamente e mantenerlo sempre vivo. Complimenti personali anche alla tua penna, che sai davvero usare molto più che egregiamente, sia per utilizzare la tua inarrivabile arguzia ed ironia (a volte anche satira?) sia per scrivere qualcosa di decisamente profondo. Ringrazio anche Izio per i complimenti, ma anche per lui vale lo stesso discorso. E poi visto, caro Fabrizio, che Pino ha retto benissimo il confronto? Anzi… Basta con le ciance e invece rivolgo a tutti quanti, a chi scrve spesso, a chi scrive di meno, a chi non ha ancora scritto, l’invito a farlo invece con continuità, anche solo per salutare Tizio o Caio, magari anche Sempronio ma scrivete, scrivete, scrivete. Senza remore, senza vergogna. Tutto ciò che sgorga dal cuore non ha bisogno di regole grammaticali, di nozioni di retorica e neppure di semiotica. Ognuno è quello che è, e dia per ciò che vale, cioè tantissimo. Poi mica tutti devono essere secchioni come me che oltretutto … sugno pure cammurriuso e macari scassa cabasisi. Bacio le mani a tutti. Dalle parti mia (Bozen) si rice:” Cu avi lingua passa u mari”.

  • Pino

    Giulio… sinceramente, smettila di assumere quelle sostanze che di certo usi per tenerti su! Sembra di sentire la voce di quei commentatori dell\’Istituto Luce, nei cinegiornali del glorioso Ventennio! Che oratoria! Ma in confronto a te Enrico Berlinguer (bonanima) era un dilettante, ma datti alla politica che hai un futuro davanti… Ovvio che scherzo. Grazie di queste tue bellissime parole, dai un grande senso a tutto questo lavoro che è iniziato come uno gioco tra pochi vecchi amici ed è incredibilmente diventato, involontariamente e con stupore da parte nostra, un modo per regalare sorrisi e ricordi a molti altri e questo come tu hai ben capito fa solo bene all\’anima di tutti e come tu dici, visto che spesso la vita sa essere dura nel piccolo cosmo di ognuno di noi.
    Non dimentichiamo anche tutti gli altri bambini e bambine, adolescenti, giovani con cui abbiamo giocato, fatto a botte nei cortili delle nostre vie, con cui siamo bene o male cresciuti, e che magari non erano quelli che …l\’SGB, ma che ancora a volte fanno capolino dalle nostre vecchie foto che tornano a galla dopo tanti anni di oblio…
    Ecco perché con rispetto anche verso di loro il nostro primo Grande Raduno è stato chiamato AMARCORD MAR NERO, perché nei miei, nostri ricordi ci sono persone che ancora hanno un posto pesante ad esempio nel dolore della mancanza, come tanti miei piccoli compagni di cortile morti nei sottoscala per droga, oppure il ricordo ancora vivo e doloroso di Sergio Pasotto, morto nell\’attentato di Via Palestro a Milano il 27 luglio 1993, il ricordo del buono, ma fragile Leonardo Tesoro e tanti, tanti altri che erano quelli che… Via Mar Nero e Via Nikolajevka e poi Via Viterbo e Via Lucca e Via Cividale…………
    E dove lo mettiamo poi il ricordoancora adesso duro da digerire di Anna Riboldi, Giuseppe Galbiati, Pinuccio Arancio e tanti altri che magari ingiustamente dimentico ora…
    Ecco perché, a mio parere, é stato bello e importante l\’accadere di questi Eventi come li chiami tu, perché ci fa dare valore anche al nostro essere ancora vivi e memori di tutti anche di chi non c\’é più, ma che resteranno sempre con noi e spero vicino a noi, che stiamo ancora trottando per queste lande desolate… Grazie ancora per la tua generosa stima e gentilezza.
    Alla prossima. Pino Pirro

  • fabrizio

    Ammazzao Giulio, che poema!
    Qualunque commento successivo, non può reggere il confronto!!
    Comunque ancora grazie per il tuo prezioso apporto e supporto.
    Sono d’accordo che ognuno lascia un segno, piccolo o grande non importa: per qualcuno anche quel poco sarà importante.
    Un saluto a tutti e se volete vedere delle foto nuove… fatecele avere !!!

  • Giulio Capitano

    LETTERA APERTA A QUELLI CHE …L’SGB

    10/5/2009 – 10/6/2009: due date, due giorni qualsiasi inseriti nel calendario gregoriano; che rilevanza possono avere? A parte “… la famosa RECITA DEL 10 GIUGNO 1979! Foto storiche che hanno segnato per sempre il corso della storia della Nazione Italiana tutta” come dice Pino, forse il 10 giugno può ricordare un tizio che, affacciato a un certo balcone, enfatizzava ciò che invece ogni uomo dovrebbe aborrire: la guerra; per il resto solo un professionista della storia potrebbe sviscerare un elenco di eventi che sicuramente sono accaduti in queste due giornate in passato. Ai comuni mortali non dicono niente. A quelli che… Mar Nero l’hanno vissuta invece diranno d’ora in avanti qualche cosa di sicuro. “Ormai apro il sito tutti i giorni per vedere se c’è qualche nuovo commento: leggerli è già come ritrovarci tutti”. E’ Maria Grazia Ercolani a scrivere queste parole che sono certo sono nel cuore di ognuno di noi. Leggo e rileggo quotidianamente ciò che il sito pubblica e credo che il Fatto grande sia proprio quest’unità d’intenti, di sentimenti, di voglia di stare insieme, di rivedersi, di AMICIZIA. Il comune denominatore, ciò che fa da collante è la Mar Nero di 30 anni fa e l’SGB. E ciascuno mette quello che è: la simpatia e la straordinaria ironia del mitico Pino Pirro, la profondità di Mario o di Sandro Baraldi, la dolcezza di Maria Grazia, la gaiezza di Gisella, la tenerezza di Paola Asselta, la disponibilità di Izio, per me uno dei fantastici quattro come li ricordo da ragazzino (Izio, Pino, Giovanni Genga, Enzino) e poi Silvio, e… vorrei citare tutti, ma per evidenti ragioni di spazio non mi è possibile. Fra noi esiste differenza di età, non tutti si frequentavano all’epoca, vi erano, come è nell’ordine naturale delle cose, diversi gruppi ma tutti questi gruppetti apparentemente indipendenti erano invece parte dell’Insieme Mar Nero. Ognuno di noi aveva e ha fatto esperienze diverse, caro Paolo Minunni a cui dico che, a mio avviso (spero mi perdonerai questo lieve peccato di presunzione), il valore assoluto di cui parli, tu lo hai sempre avuto, magari celato in fondo all’anima e la dimostrazione è la tua splendida lettera. Non hai nulla da invidiare a nessuno: tu eri un sottoinsieme dell’insieme più grande. Non hai alcun debito verso nessuno: la forza sprigionata dalle tue parole ti fanno anzi creditore. Ad majora a te, Paolo.
    Qualcuno ha vissuto entrambi gli eventi, qualcuno uno solo, qualche altro è venuto addirittura da un’altra regione, chi ha scritto dall’estero sentendosi un po’ più vicino a casa e forse meno sola, chi non ha potuto esserci neanche una volta, tutti però felici di questa splendida iniziativa. Tutti abbiamo avuto e abbiamo la nostra croce che a volte risulta troppo pesante per le nostre spalle; ebbene proviamo ad immaginare un’unica grande croce sotto la quale ci siamo tutti: il peso verrà distribuito su tutti i gropponi risultando più leggero. Il bisogno di unità credo sia quello che traspare in questa felice corrispondenza d’amorosi sensi che ha fatto si che ciò che il Comitato ha ideato sia “il vero e unico EVENTO del 2009” come scrive Mario e che il sito può diventare un luogo d’incontro per ritrovarci, anche solo semplicemente per salutarsi, ma anche valvola di sfogo per lenire le cicatrici che la vita ci lascia (Sandro Baraldi). Tutti ringraziano tutti per essere stati presenti e tutti hanno rivolto un pensiero anche agli assenti. E che dire della S.S. Messa di mercoledì in cui l’immenso don Tonino ha tirato fuori l’asso piglia tutto: ci ha fatto riunire in cerchio mano nella mano a recitare il Padre Nostro. Emozione mozzafiato. Chapeaux caro don.
    Ed il dopo cena con la visione delle foto dove lo mettiamo? Tra i grandi ricordi ovviamente. Quegli improvvisi e prolungati applausi, quello scrosciar di mano, quegli ohhhhhhhh di meraviglia e di felicità insieme esclamate, quel domandarsi l’un con l’altro il nome di quel tale in quella tale fotografia, quella gioia nel riveder Suor Giovanna, Don Giovanni altri nostri grandi educatori e protagonisti dell’SGB assieme al nostro amatissimo don Tonino e don Paolo al quale mando un abbraccio particolare dicendogli che sempre resterà nel mio cuore; tutto questo ha scatenato dentro l’animo mio, animo tormentato, ove le passioni ed i sentimenti cozzano l’un contro l’altro armati, ove il balenar d’emozioni e lo scintillar di paure recondite ingaggiano singolar tenzoni con nuove speranze e nuovi intendimenti, profonda commozione. Chi di noi non ha provato qualche volta un vuoto interiore che attanaglia l’anima? Dio solo può colmarlo, perché Lui solo può dove gli altri non possono, Lui solo può raggiungere le profondità del cuore, dove nessuno può arrivare, dove nessun medico può leggere, ma anche l’amicizia è una panacea efficace visto che è un sentimento unico che rende la vita degna di essere vissuta, l’amicizia insegna a vivere la vita con serenità e gioia, l’amicizia aiuta a scalare la montagna della paura, della tristezza, delle difficoltà, della solitudine… senza l’amicizia una persona si perde nei meandri della vita.
    Grazie.

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